L’Unione europea (UE) ha prorogato fino al 9 ottobre 2027 le sanzioni contro lo svizzero Jacques Baud. Accusato di diffondere propaganda filorussa, l’ex colonnello svizzero, attualmente residente a Bruxelles, rimane soggetto al congelamento dei propri beni e a restrizioni negli spostamenti. Le motivazioni alla base del provvedimento sono tuttavia state leggermente riformulate.
Secondo documenti ufficiali europei, citati domenica dalla testata online svizzera «L’Impertinent» e ripresi dalla stampa, l’8 ottobre il Consiglio dell’UE ha rinnovato il proprio regime di sanzioni contro le «attività destabilizzanti» della Russia, che coinvolge 80 persone e 20 entità. Inserito in tale elenco dal 15 dicembre 2025, Baud è accusato di aver rilasciato dichiarazioni su media definiti filorussi e di aver diffuso «teorie del complotto». Il Consiglio dell’UE gli contesta, in particolare, di aver sostenuto che l’Ucraina abbia orchestrato la propria invasione al fine di aderire alla NATO.
Inizialmente, Bruxelles accusava Baud di sostenere azioni russe che «compromettono o minacciano la stabilità o la sicurezza di un paese terzo (l’Ucraina)» mentre il nuovo testo fa ora riferimento ad azioni che «compromettono la democrazia e minacciano la stabilità o la sicurezza di un paese terzo». L’Ucraina non viene più menzionata esplicitamente e la congiunzione «o» è stata sostituita con «e». Le accuse specifiche rimangono invariate e l’UE non fornisce spiegazioni in merito a tale riformulazione.
L’interessato respinge le contestazioni, come aveva già dichiarato al settimanale svizzerotedesco «Weltwoche». In una lunga intervista video, si era difeso sostenendo di non aver alcun rapporto con la Russia. «Non ho ricevuto un solo centesimo, né un solo rublo». Baud afferma di basare le proprie analisi su fonti ucraine e americane e contesta, in particolare, l’interpretazione data alle sue dichiarazioni sull’invasione russa. Secondo Baud, tali affermazioni facevano riferimento a un’intervista rilasciata nel 2019 da Oleksiy Arestovych, futuro consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nel marzo 2026, Jacques Baud ha adito il Tribunale dell’UE per chiederne la cancellazione dall’elenco dei soggetti sanzionati.
Colonnello dello Stato Maggiore Generale in pensione, nato a Ginevra, Baud ha lavorato dal 1983 al 1990 per i servizi di intelligence svizzeri, occupandosi dell’analisi delle forze del Patto di Varsavia. In seguito, ha ricoperto diversi incarichi per l’ONU, in particolare in Sudan. Molto critico nei confronti della politica dell’UE e dei paesi occidentali riguardo alla guerra in Ucraina, Baud gode di un vasto seguito su Internet, specialmente su YouTube, dove i suoi interventi totalizzano diversi milioni di visualizzazioni. Molte delle sue interviste, trasmesse in particolare su Sud Radio e Le Média, si avvicinano o superano il milione di visualizzazioni; altre, pubblicate su altre piattaforme online, ne contano diverse centinaia di migliaia.
Le sanzioni hanno pesanti ripercussioni sulla sua vita quotidiana, in quanto Baud non può più disporre liberamente dei propri conti bancari, il che gli impedisce, tra l’altro, di accedere alla sua pensione. Afferma inoltre di non poter lasciare il Belgio. Una deroga per motivi umanitari gli aveva consentito di tornare ad accedere al suo conto belga da metà marzo a fine giugno, dopo diversi mesi di blocco. Secondo quanto dichiarato, dall’inizio di luglio i suoi fondi sono nuovamente inaccessibili. Una nuova deroga, richiesta all’inizio di maggio, è stata concessa dalle autorità belghe all’inizio di ottobre. Ma a metà ottobre non era ancora stata attuata. Baud denuncia una situazione «completamente kafkiana».









