Svizzera, 13 ottobre 2026

Malcontento tra il personale delle televisioni svizzerotedesca e romanda a causa dei tagli

C'è malcontento nelle redazioni della televisione svizzera. Negli uffici della SRF a Zurigo, Basilea e Berna, i dipendenti lamentano una profonda frustrazione a causa del piano di risparmio denominato "Enavant", a causa del quale i collaboratori vedono delinearsi una crescente centralizzazione, con più potere ai vertici e minore autonomia per le regioni.

Il malcontento si concentra sulla direttrice generale della SSR, Susanne Wille. Alcuni dipendenti le rimproverano di aver ignorato una lettera in cui denunciavano il licenziamento di formatori di dizione. Anche un'e-mail inviata al rientro dalle vacanze ha suscitato irritazione: mentre si moltiplicano le misure di risparmio e l'intelligenza artificiale viene invocata per giustificare i tagli al personale, Wille raccontava delle sue letture estive proprio sul tema dell'IA. Un contrasto che è stato mal accolto all'interno dell'azienda.

A settembre sono stati annunciati i primi licenziamenti. Il più significativo è quello di Tristan Brenn, caporedattore della sezione televisiva, la cui posizione era già precaria dopo le polemiche sulla copertura mediatica del caso Patrick Fischer che hanno ulteriormente ridotto le sue possibilità di ricollocamento interno alla SSR.

Tra le uscite di rilievo figurano anche quelle di Susanne Brunner, giornalista radiofonica, e di Karin Bauer, autrice di documentari, come riportato da CH Media. A metà novembre, l'Università di Friburgo conferirà a Brunner un dottorato honoris causa, riconoscendo "un giornalismo radiofonico professionale, impegnato e coraggioso". Bauer, dal canto suo, ha firmato diverse inchieste pluripremiate, in particolare sulle pratiche di Migros e sulla crisi abitativa a Zurigo. Si tratta di voci critiche che la SSR sembra oggi meno disposta ad ascoltare.

Un altro aspetto desta interrogativi: molte delle uscite riguardano collaboratori esperti. All'interno dell'azienda, alcuni denunciano apertamente una "discriminazione legata all'età". La SRF respinge tali accuse: "Respingiamo l'accusa di discriminazione legata all'età. Le misure riguardanti il personale interessano tutte le fasce d'età".

La SSR assicura che, entro il 2029, il 95% dei risparmi deriverà da strutture e processi, contro appena il 5% a carico dell'offerta editoriale. Tuttavia, questo 5% sta iniziando a farsi sentire tra il personale. Il budget del programma di successo "Samstagsrundschau", che ospita settimanalmente esponenti del mondo politico, subirà una riduzione superiore al 10%. Il programma andrà in onda solo 40 volte l'anno, con un risparmio di poco più di 10'000 franchi. La SRF giustifica la decisione con la volontà di concentrarsi sulle «40 settimane più efficaci dell'anno».



Anche il programma televisivo «Reporter» esce dal palinsesto. «La SRF lascia a piedi i reporter», lamenta una fonte interna al Blick. «Ufficialmente si spiega che il format evolverà verso il digitale». Di fatto, le società di produzione esterne che finora fornivano i servizi non sono più in grado di proporne di nuovi.

La SRF conferma che l'appuntamento televisivo fisso appartiene ormai al passato. L'emittente assicura tuttavia che «continueranno a essere proposti reportage avvincenti», citando in particolare la serie di Christoph Franzen dedicata alla Russia e specifica inoltre di voler proseguire lo sviluppo di «Reporter» sulle piattaforme digitali e di voler riunire sotto questo marchio altri contenuti, che verranno poi pubblicati. Resta da vedere cosa ciò comporterà concretamente.

Anche il nuovo modello gestionale, basato sui cosiddetti «pool manager», suscita critiche. Nella sede della SRF, alcuni li soprannominano «bagnini». All'interno dell'azienda, i giornalisti temono anche un calo della qualità dei contenuti. «Un tempo bisognava lottare per ottenere uno spazio nel programma "Echo der Zeit". Oggi è facile andare in onda», lamentano molti di loro.

Altre spese vengono accolte con particolare malcontento. La SSR, in particolare, ha destinato ingenti somme a consulenti esterni. La SRF si è rivolta temporaneamente alla società PwC, mentre la SSR ha incaricato Oliver Wyman. Secondo una fonte interna, quest'ultima avrebbe fatturato onorari «ben superiori al milione di franchi». Sebbene la SSR disponga di sedi proprie, di recente ha tenuto una riunione esterna presso l'Hotel Kreuz di Berna. L'azienda spiega di aver lasciato la sede principale di Giacomettistrasse 1, a Berna, e di occupare «attualmente locali provvisori». Precisa inoltre che i costi legati all'affitto di sale riunioni esterne sono «in linea di massima trascurabili» e che tali spese si verificano solo in casi eccezionali.

Anche la nuova direzione editoriale, composta da Ursula Gabathuler e Beat Soltermann, è oggetto di critiche. In una lettera interna, alcuni collaboratori lamentano che «i contenuti di qualità vengano dati per scontati, anziché essere considerati un elemento da preservare anche in tempi di tagli». Avvertono inoltre: «Senza contenuti di qualità, perderemo la nostra rilevanza». La direzione editoriale ha tuttavia fatto sapere di voler discutere della questione con i team al loro rientro dalle vacanze.

Ma non solo alla SRF serpeggia malcontento. Al'emittente romanda RTS oltre 200 dipendenti hanno lanciato un grido d'allarme alla propria direzione e alla SSR, come riportato dalle testate romande del gruppo Tamedia. In una lettera resa nota dalla testata online Antithèse, hanno denunciato guasti tecnici ricorrenti e un forte disagio lavorativo da quando si sono trasferiti nella sede di Ecublens. "Siamo allo stremo. Il disagio lavorativo è diventato la quotidianità della redazione attualità", scrivono.

I firmatari ritengono inoltre che le riorganizzazioni e i tagli di posti di lavoro in corso impediscano loro di adempiere alla missione di servizio pubblico. Secondo quanto riportano i giornali di Tamedia, l'iniziativa anonima è stata promossa da "un gruppo ristretto di giornalisti", che hanno invitato i colleghi a sottoscrivere la lettera. L'ente radiotelevisivo pubblico conta complessivamente 950 dipendenti. Da parte sua, la RTS ridimensiona, o addirittura smentisce, alcune segnalazioni di problemi tecnici e fa sapere che sono in corso delle verifiche.

«Prendiamo la situazione molto sul serio, in un contesto caratterizzato da misure di risparmio legate alla riduzione del canone e dalla trasformazione dei nostri sistemi di produzione per adattarci alle nuove modalità di fruizione», aggiunge il portavoce Marco Ferrara. A settembre, l'ente pubblico ha annunciato una nuova ondata di tagli. Per il 2027 prevede una riduzione dei costi pari a 8,1 milioni di franchi e la soppressione di 25 posti di lavoro (equivalenti a tempo pieno).

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