Svizzera, 23 ottobre 2026

Brian Keller fa condannare la Svizzera dalla CEDU e ottiene migliaia di franchi di indennizzo

Giovedì la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato la Svizzera per aver violato il diritto a un equo processo di Brian Keller. La Corte ha tuttavia respinto o dichiarato irricevibili altre doglianze del giovane, noto ai media con lo pseudonimo di «Carlos».

Il giovane contestava le proprie condizioni di detenzione nel carcere zurighese di Pöschwies, dove è rimasto recluso dall'agosto 2018 al marzo 2021. Per un certo periodo, ha trascorso 23 ore al giorno in una cella singola, con la possibilità di trascorrere un'ora all'aria aperta. Keller lamentava, tra l'altro, l'impossibilità di usufruire dell'ora d'aria durante i fine settimana e i giorni festivi, nonché l'inadeguatezza, a suo avviso, delle cure mediche ricevute.

La CEDU ha riconosciuto una violazione del diritto a un equo processo, limitatamente al fatto che il detenuto era privato dell'ora d'aria nei fine settimana e nei giorni festivi. Su questo punto, Keller aveva presentato ricorso fino al Tribunale federale. Dinanzi alla CEDU, il giovane ha lamentato di non aver potuto prendere posizione su alcuni fatti che gli venivano contestati nell'ambito del procedimento dinanzi al Tribunale federale.

In effetti, mentre tale procedimento era ancora in corso, il giovane aveva distrutto la propria cella. L'episodio era stato inserito nel fascicolo senza che egli avesse avuto modo di esprimersi in merito dinanzi al Tribunale federale, come indicato nel suo ricorso.



La CEDU gli ha quindi dato ragione: l'informazione in questione era rilevante e avrebbe potuto influire sull'esito del procedimento. Si è dunque configurata una violazione del diritto a un equo processo, ha concluso la Corte. La Svizzera è stata condannata a versare al giovane 5'000 franchi a titolo di rimborso per le spese legali e giudiziarie da lui sostenute. Keller ne aveva richiesti oltre 530'000.

Per il resto, i giudici di Strasburgo ritengono che il giovane non abbia diritto ad altri indennizzi, poiché «l'accertamento di una violazione costituisce di per sé un'equa soddisfazione sufficiente per qualsiasi danno morale subito». Inoltre, il giovane ha ottenuto solo parzialmente ragione. Sebbene la CEDU abbia riconosciuto la violazione del suo diritto a un equo processo per quanto riguarda il rifiuto di concedergli l'ora d'aria durante i fine settimana ha allo stesso tempo ritenuto irricevibili le altre sue doglianze relative al diritto alla vita privata e al divieto di trattamenti inumani e degradanti.

La CEDU ha infatti rilevato che, su tali punti, il giovane non aveva esaurito i ricorsi interni. In altri termini, la Corte non è entrata nel merito delle condizioni di detenzione di Brian Keller, ma ha stabilito che è stato violato il suo diritto di accedere a un tribunale per contestare tali condizioni (limitatamente, appunto, all'ora d'aria nei fine settimana).

L'emittente radiotelevisiva svizzero-tedesca SRF aveva reso noto il caso del giovane nel 2013, attribuendogli lo pseudonimo di «Carlos». Un servizio giornalistico rivelò allora gli elevati costi del programma di reinserimento predisposto dalla giustizia minorile, suscitando un'ondata di polemiche che portò all'abbandono del progetto. In seguito, il giovane è tornato a delinquere e da allora è continuamente tornato agli onori della cronaca per atti criminali e violenti nonchè per varie vicende giudiziarie.


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