Due agenti sotto accusa dopo l’intervento alla manifestazione pro-Palestina di Camignolo. Omar Balli, per il Gruppo della Lega dei Ticinesi, porta il caso sul tavolo del Consiglio di Stato: quale sostegno viene garantito ai poliziotti e quali accertamenti riguardano i manifestanti?
La vicenda risale al 13 ottobre 2025, durante una riunione politica con il consigliere federale Ignazio Cassis alle Scuole medie. Secondo quanto riportato nell’atto, il Ministero pubblico ha emanato due decreti d’accusa per abuso di autorità e vie di fatto nei confronti di un agente della Cantonale e di uno della Comunale di Lugano, dopo il fermo di una manifestante.
Balli richiama le risposte governative dell’11 febbraio 2026: la donna sarebbe entrata nel perimetro di sicurezza, rifiutandosi di uscirne. Il Governo aveva giudicato necessario il fermo per ripristinare il dispositivo. Il deputato chiede ora se quella valutazione sia confermata e quale assistenza giuridica e istituzionale venga assicurata ai due agenti.
Il mirino leghista si sposta anche sul comportamento dei partecipanti. L’atto cita testimonianze di insulti e provocazioni contro la Polizia e chiede se siano scattate identificazioni o denunce. Una domanda precisa: gli eventuali illeciti vengono perseguiti con la stessa attenzione, siano commessi da manifestanti o da agenti?
Altro capitolo: la manifestante fermata, indicata nel documento come docente di scuola dell’infanzia. Balli domanda se siano state valutate conseguenze giuridiche e, qualora lavori nella scuola pubblica ticinese, se il DECS abbia verificato l’eventuale rilevanza della condotta rispetto ai doveri professionali.
Infine, i costi. Quanto è costato il dispositivo di sicurezza? E si possono addebitare agli eventuali responsabili di illeciti le spese supplementari provocate? Il timore espresso da Balli è che gli agenti finiscano per esitare a intervenire, preoccupati di dover affrontare da soli le conseguenze economiche e professionali.









