Tant’è vero che dopo essere stata per mesi contraria all”impeachment per il Russiagate, la stessa Nancy Pelosi ha annunciato la richiesta formale alla Camera di messa in stato d’accusa del presidente degli Stati Uniti. “Sono in grado di dirlo con certezza, le azioni dell’amministrazione Trump minano la nostra sicurezza nazionale e l’intelligence”, ha spiegato Pelosi. “La nostra responsabilità è conservare la repubblica”, ha continuato, citando la famosa frase di Benjamin Franklin sul neonato governo americano, “è una monarchia o una repubblica? E’ una repubblica se sapremo mantenerla”. “Ecco – ha aggiunto Pelosi – il nostro compito è mantenere le repubblica, che funziona grazie alla saggezza della nostra Costituzione che ha previsto tre rami equivalenti per garantire il bilanciamento dei poteri. Il presidente ha l’obbligo di fornire spiegazioni, nessuno è al di sopra della legge”.
Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, sarebbero 159 i deputati democratici, più un indipendente, quelli che si sono dichiarati favorevoli all’avvio di un’inchiesta di impeachment ai danni di Donald Trump a seguito delle nuove accuse rivolte al presidente per le pressioni che avrebbe fatto sul presidente ucraino per avviare un’inchiesta ai danni di Joe Biden, suo possibile avversario nel 2020. Secondo un conteggio fatto da Axios, quindi la maggioranza dei deputati democratici sarebbero favorevoli all’impeachment, mentre 77 sarebbero contrari o non avrebbero preso una posizione pubblica. Non è stato ancora raggiunto il numero necessario a votare l’impeachment di un presidente, 218. Tra i contrari all’impeachment c’è anche la candidata alle primarie Tulsi Gabbard.
Il vero scandalo riguarda i democratici
Joe Biden è convinto che “non vi sia altra scelta” che chiedere l’impeachment di Donald Trump se il presidente non sarà “disponibile alle richieste di informazioni richieste dal Congresso” sulla vicenda delle telefonata con il presidente dell’Ucraina Volodymir Zelensky. In realtà, il vero scandalo riguarda lui (suo figlio Hunter), la sua famiglia e i democratici. Lo stesso Joe Biden si vantò di aver minacciato nel marzo 2016 l’allora presidente ucraino Petro Poroshenko di ritirare un miliardo di dollari in prestiti se quest’ultimo non avesse licenziato il procuratore generale Viktor Shokin che, a quanto pare, stava indagando proprio su suo figlio Hunter. “Parto fra sei ore. Se il procuratore non verrà licenziato, non prenderete i soldi”, disse Biden a Poroshenko, come da lui stesso raccontato in un evento organizzato dal Council of Foreign Relations. Dichiarazioni a dir poco imbarazzanti per il candidato dem alla Casa Bianca.
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In secondo luogo, i democratici sono stati i primi ad esercitare forti pressioni sull’Ucraina e sul presidente Zelensky. Come evidenziato dal giornalista investigativo John Solomon su The Hill, all’inizio di questo mese, durante un incontro a Kiev, il senatore democratico Chris Murphy ha lanciato un messaggio chiarissimo al presidente ucraino. Murphy ha sottolineato come l’Ucraina abbia beneficiato del sostegno bipartisan da parte del Congresso Usa, aiuti che avrebbero potrebbero essere messi in discussione se Zelensky avesse accettato le richieste dell’avvocato del presidente Trump, Rudy Giuliani, di indagare sulle accuse di corruzione che coinvolgono cittadini americani, compresa la famiglia del vicepresidente Biden. “È bene che il presidente ucraino respinga qualsiasi tipo di pressione dagli Usa”, ha sottolineato Murphy. “Ho detto a Zelensky che non avrebbe dovuto immischiarsi nella politica americana”, ha aggiunto il senatore dem.
Il messaggio di Chris Murphy alla leadership ucraina era chiaro: se avessero indagato sui rapporti con l’Ucraina di Joe Biden e suo figlio Hunter, avrebbero messo a serio rischio il sostegno dei democratici per i futuri aiuti degli Stati Uniti a Kiev. Questo ci ricorda come, almeno dal 2016, i democratici hanno ripetutamente esercitato pressioni su Kiev, molto prima della telefonata di Trump al presidente Zelensky del 25 luglio scorso.
L’inchiesta che imbarazza Joe Biden
Nonostante tutti parlino del presidente Usa e del possibile impeachment, secondo Politico, il “kievgate” che sta animando in queste ore il dibattito politico americano rischia di essere un boomerang per Biden. Il redditizio contratto di suo figlio Hunter con l’Ucraina, scrive la testata americana, maturato proprio nel periodo in cui Biden era vicepresidente, alimenta la prospettiva di un rischio politico molto alto per l’ex vice di Barack Obama.
Come ricorda Pat Buchanan su The American Conservative, nel maggio 2016, Joe Biden, su mandato del presidente Obama, volò a Kiev per informare il presidente Poroshenko che il prestito da un miliardo di dollari era stato approvato dall’amministrazione Usa. Lo stanziamento di quella somma vitale per l’ex Paese sovietico, tuttavia, non era affatto scontato: se Poroshenko non avesse licenziato il procuratore capo entro sei ore, Biden sarebbe tornato a casa e l’Ucraina non avrebbe avuto più alcuna garanzia sul prestito. “Il procuratore aveva indagato sulla Burisma Holdings, la più grande compagnia di gas in Ucraina. Subito il colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti che estromise il governo filo-russo a Kiev, infatti, la compagnia aveva ingaggiato a 50 dollari al mese, Hunter Biden, il figlio del vicepresidente”, ricorda Buchanan. Davvero, a questo punto, il “problema”, lo “scandalo”, è rappresentato dalla telefonata di Trump?
Perché i dem vogliono l’impeachment
I democratici Usa hanno presentato la richiesta di impeachment nei confronti del presidente Trump dopo che quest’ultimo ha ammesso di aver parlato con il neo-leader ucraino Zelensky di Biden in una telefonata dello scorso 25 luglio. Lo stesso presidente, tuttavia, ha negato di aver fatto pressioni sul leader ucraino e ha annunciato l’intenzione di pubblicare la trascrizione del suo colloquio telefonico con il presidente ucraino, al centro della denuncia del whistleblower dell’intelligence Usa. Cosa che poi è effettivamente accaduta.
Roberto Vivaldelli / insideover.it
In secondo luogo, i democratici sono stati i primi ad esercitare forti pressioni sull’Ucraina e sul presidente Zelensky. Come evidenziato dal giornalista investigativo John Solomon su The Hill, all’inizio di questo mese, durante un incontro a Kiev, il senatore democratico Chris Murphy ha lanciato un messaggio chiarissimo al presidente ucraino. Murphy ha sottolineato come l’Ucraina abbia beneficiato del sostegno bipartisan da parte del Congresso Usa, aiuti che avrebbero potrebbero essere messi in discussione se Zelensky avesse accettato le richieste dell’avvocato del presidente Trump, Rudy Giuliani, di indagare sulle accuse di corruzione che coinvolgono cittadini americani, compresa la famiglia del vicepresidente Biden. “È bene che il presidente ucraino respinga qualsiasi tipo di pressione dagli Usa”, ha sottolineato Murphy. “Ho detto a Zelensky che non avrebbe dovuto immischiarsi nella politica americana”, ha aggiunto il senatore dem.
Il messaggio di Chris Murphy alla leadership ucraina era chiaro: se avessero indagato sui rapporti con l’Ucraina di Joe Biden e suo figlio Hunter, avrebbero messo a serio rischio il sostegno dei democratici per i futuri aiuti degli Stati Uniti a Kiev. Questo ci ricorda come, almeno dal 2016, i democratici hanno ripetutamente esercitato pressioni su Kiev, molto prima della telefonata di Trump al presidente Zelensky del 25 luglio scorso.
L’inchiesta che imbarazza Joe Biden
Nonostante tutti parlino del presidente Usa e del possibile impeachment, secondo Politico, il “kievgate” che sta animando in queste ore il dibattito politico americano rischia di essere un boomerang per Biden. Il redditizio contratto di suo figlio Hunter con l’Ucraina, scrive la testata americana, maturato proprio nel periodo in cui Biden era vicepresidente, alimenta la prospettiva di un rischio politico molto alto per l’ex vice di Barack Obama.
Come ricorda Pat Buchanan su The American Conservative, nel maggio 2016, Joe Biden, su mandato del presidente Obama, volò a Kiev per informare il presidente Poroshenko che il prestito da un miliardo di dollari era stato approvato dall’amministrazione Usa. Lo stanziamento di quella somma vitale per l’ex Paese sovietico, tuttavia, non era affatto scontato: se Poroshenko non avesse licenziato il procuratore capo entro sei ore, Biden sarebbe tornato a casa e l’Ucraina non avrebbe avuto più alcuna garanzia sul prestito. “Il procuratore aveva indagato sulla Burisma Holdings, la più grande compagnia di gas in Ucraina. Subito il colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti che estromise il governo filo-russo a Kiev, infatti, la compagnia aveva ingaggiato a 50 dollari al mese, Hunter Biden, il figlio del vicepresidente”, ricorda Buchanan. Davvero, a questo punto, il “problema”, lo “scandalo”, è rappresentato dalla telefonata di Trump?
Perché i dem vogliono l’impeachment
I democratici Usa hanno presentato la richiesta di impeachment nei confronti del presidente Trump dopo che quest’ultimo ha ammesso di aver parlato con il neo-leader ucraino Zelensky di Biden in una telefonata dello scorso 25 luglio. Lo stesso presidente, tuttavia, ha negato di aver fatto pressioni sul leader ucraino e ha annunciato l’intenzione di pubblicare la trascrizione del suo colloquio telefonico con il presidente ucraino, al centro della denuncia del whistleblower dell’intelligence Usa. Cosa che poi è effettivamente accaduta.
Roberto Vivaldelli / insideover.it
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