Svizzera, 18 dicembre 2019

Triste storia di amore tra una svizzera e un algerino

 Lui, algerino, ha 39 anni. Lei, svizzera, 48. Si conoscono e si frequentano su internet. Sboccia l’amore. Lei vola in Algeria e i due convolano a nozze. Lui segue la sua consorte e viene a vivere in Svizzera, dove ottiene un permesso di soggiorno.

L’amore appassisce in fretta. Dopo tre anni di vita comune la coppia si separa. È lei a deciderlo. Lui non lo accetta e reagisce malamente. Viene condannato per violenze e minacce di morte, nei confronti della suocera e del suo compagno.

Lui continua a vivere in Svizzera. Grazie all’assistenza sociale, visto che non lavora. Dopo un paio di anni la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) si rifiuta di rinnovare il suo permesso di soggiorno. Visto il divorzio, vista la mancata integrazione in Svizzera, vista la dipendenza dall’aiuto sociale, la SEM decide che l’uomo deve tornare in Algeria.

L’ex moglie,
interpellata, non si oppone. Spiega di non avere alcuna intenzione di tornare insieme a un uomo definito “autoritario e violento”, senza rispetto per le donne, considerate “impure”. L’uomo però non ha vuole saperne di tornare a casa. Inizia tutta la trafila dei ricorsi, conditi con un certificato medico secondo cui avrebbe sofferto di “depressione, tristezza e insonnia” in seguito alla separazione della moglie. È per questo, a suo dire, che non riuscirebbe a lavorare.

I giudici non se la bevono. Fanno notare che l’uomo non ha mai lavorato, nemmeno quando stava con sua moglie. E così respingono il ricorso. Prima quelli del Tribunale amministrativo federale, poi quelli del Tribunale federale, con sentenza pubblicata ieri. La triste storia di amore si conclude dunque in Algeria, dove, verosimilmente, l’uomo sarà ora obbligato a tornare.

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