Svizzera, 06 novembre 2025

Un allenatore condannato e espulso dopo aver messo incinta una giocatrice minorenne e di 30 anni più giovane

È un caso profondamente scioccante quello discusso a ottobre dal Tribunale regionale di Berna-Mittelland: un allenatore sportivo era sul banco degli imputati per aver avuto una relazione sessuale con una giovane studentessa per oltre due anni, come riportato dal Berner Zeitung. La ragazza aveva solo 13 anni quando i fatti furono commessi per la prima volta.

Circa un anno dopo, l'adolescente rimase incinta. L'allenatore ha più di 30 anni più di lei. Oltre all'allenatore, anche la madre della ragazza è stata oggetto di procedimenti legali dato che, secondo l'accusa, la donna era a conoscenza della relazione tra sua figlia e l'allenatore, come dimostrato da diversi messaggi di testo. Avrebbe evitato di reagire e avrebbe persino incoraggiato un incontro. Anche dopo che sua figlia rimase incinta all'età di 14 anni, avrebbe mantenuto i contatti con l'allenatore. Alla fine è stata la polizia, allertata da terzi, a intervenire.

Ancora peggio, la madre ricopre una carica pubblica. Al fine di proteggere l'identità della vittima, minorenne all'epoca dei fatti, nei resoconti può essere citata solo come "politica" o "alto funzionario", secondo la decisione della Camera d'Appello dell'Alta Corte prima dell'udienza. L'udienza si è tenuta a porte chiuse. Solo i giornalisti accreditati sono stati ammessi, ma hanno dovuto lasciare l'aula durante la testimonianza della vittima.



Secondo il Codice penale svizzero, qualsiasi atto sessuale che coinvolga un minore di 16 anni costituisce un reato, consensuale o meno. In tribunale, l'allenatore ha ammesso gli atti. "Mi assumo la piena responsabilità e mi vergogno di quanto accaduto", ha dichiarato. È stato condannato a tre anni di carcere, uno dei quali è una pena minima obbligatoria. Il tribunale gli ha inoltre imposto il divieto a vita di lavorare con minori e un divieto di sette anni di soggiorno in Svizzera.

La madre della vittima da parte sua ha negato ogni responsabilità, sostenendo di essersi fidata dell'allenatore. Secondo lei, scoprire la gravidanza della figlia è stato uno shock e le è stato immediatamente disposto un aborto. Il suo avvocato ha chiesto l'assoluzione, sostenendo che i messaggi di testo presentati in tribunale riflettevano solo una parte della verità.

Il pubblico ministero ha descritto il suo atteggiamento come "sbalorditivo e surreale", secondo il Tages-Anzeiger, sottolineando che gli incontri tra l'allenatore e l'adolescente sono continuati dopo l'aborto. La madre è stata infine dichiarata colpevole di complicità e condannata a due anni di reclusione con pena sospesa. Il tribunale ha stabilito che avrebbe dovuto "intervenire con fermezza". Contro la sentenza è ancora possibile presentare ricorso.

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