Sport, 07 settembre 2020

“Non torno a casa da Natale, l’hockey riesce a distrarmi”

Chiacchierata con l’ex tecnico HCL Ivano Zanatta, vice-allenatore a San Pietroburgo

SAN PIETROBURGO (Russia) - In Russia sono oltre un milione i casi di coronavirus registrati ufficialmente, anche se le opposizioni accusano Putin di “occultare” i veri numeri. Il paese è in grosse difficoltà, anche lo sport, come tutti gli altri settori della società, vive un momento di grande crisi. Eppure, con le dovute precauzioni e le inevitabili restrizioni, in questi giorni stanno riprendendo po’ tutti i campionati. Anche quelli della KHL, la seconda lega hockey più importante al mondo, e della VHL, il torneo delle società farm team della Kontinental Hockey League. Competizione nella quale è impegnato anche un personaggio a noi molto noto, Ivano Zanatta, vice-allenatore della Dinamo San Pietroburgo affiliata alla fortissima SKA, una delle squadre titolate del paese e ai tempi del regime sovietico conosciuta Leningrado (vincitrice ben quattro Coppe Spengler: 1970, 1971, 1977, 2010). 

Allora, Ivano: come butta da quelle parti?
Credo che i numeri dei contagi in Russia li conosciate anche voi. È una situazione assai delicata, anche se il picco è stato raggiunto. Adesso dovrebbe arrivare una fase migliore. Ma il problema resta grave. Io, tanto per fare un esempio, non vado a casa dallo scorso Natale. Ci hanno bloccati e credo che almeno per tre o quattro mesi sarò obbligato a stare ancora lontanto dai miei cari. A Cortina i miei figli e mia moglie mandano avanti il nostro albergo. Ma è dura per tutti, anche se provo a distrarmi con l’hockey.

Un buon diversivo...
Sì, anche se alla fine non puoi fare a meno di pensare a cosa sta succedendo in giro per il mondo. Approfitto dell’occasione per mandare un caloroso abbraccio ai miei vecchi amici ticinesi. Spero di rivederli al più presto.

Come si sta a San Pietroburgo?
Non fosse questa fastidiosa pandemia, direi benone. Del resto la città è una delle più belle al mondo. Offre tantissimo e sembra diversa dagli altri centri della Russia. Qui sono sistemato al meglio. E proprio in questi giorni stiamo parlando con il club per rinnovare ancora di un anno il mio contratto. In Russia adesso gli accordi sono limitati nel tempo, per via appunto di questo coronavirus… 

La gente come ha reagito?
Come in tutti paesi del mondo. C’è paura e grande timore. Ma anche consapevolezza
che se si agisce da persone responsabili, i pericoli saranno minimi. L’altro giorno un vecchio ricordava in TV della seconda guerra mondiale, di quando lui combatteva contro i nazisti. Questa pandemia, affermava, non è nulla rispetto agli orrori della guerra… 

La sua Dinamo riprende proprio in questi giorni il campionato… 
Non vedevamo l’ora. Ovvio: con tutte le precauzioni del caso. Allo stadio non c’è pubblico, esattamente come nella National Hockey League, ma si conta di riportarlo non appena ci saranno le condizioni. Le partite senza i fans hanno poco senso ma dovremo farcene una ragione. 

La sua squadra è la seconda di San Pietroburgo...
Disputiamo la VHL, che altri non è che una specie di American Hockey League, ossia la lega dei farm team della più famosa KHL. L’obiettivo è quello di far crescere i giovani e poi portarli nella categoria superiore. Facciamo un gran lavoro di formazione e sono contento di partecipare a questo progetto. 

Una situazione diversa da quella di Sochi...
Qui l’hockey è un fatto culturale, quando ero a Sochi stava nascendo un progetto e non c’era molto interesse attorno alla squadra. Esperienze totalmente diverse le due. A San Pietroburgo questo sport è vissuto con grande passione.

Che giudizio si è fatto sulla KHL?
Direi che come struttura ha poco da invidiare dalla National Hockey League. Certo ci sono ancora delle diversità, soprattutto a livello salariale. Ma nel complesso le differenze si stanno assotigliando.

È stato contattato recentemente da qualche club svizzero? 
Mi sarebbe piaciuto tantissimo rientrare in Ticino. Ma da lì non sono arrivate proposte. C’era un contatto con il Bienne, che per ora deve rinunciare all’allenatore Törmanen per malattia, ma alla fine non se n’è fatto nulla. A proposito: faccio al tecnico finlandese i migliori auguri di guarigione. Sembra comunque che per il sottoscritto non ci sia più posto in Svizzera. E mi dispiace. Non credo di aver fatto male nelle mie esperienze hockeistiche. Anzi! 

Siamo perfettamente d’accordo.

HEINZ NICOLUSSEN

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