Sport, 19 settembre 2022

“A Bellinzona diede spettacolo ma in pochi se ne accorsero”

Franco Gervasoni (direttore Supsi) conobbe Federer agli Assoluti giovanili del 1993

LUGANO - Franco Gervasoni è il direttore generale della Supsi (la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) dal 2008. Un ruolo che non gli ha impedito sinora di coltivare una passione che lui definisce “eterna”: il tennis, sport che pratica nel tempo libero. In passato è stato giocatore e dirigente del Tennis club Bellinzona, società che nel 1993 organizzò i campionati svizzeri juniores. Fu in quell’occasione che incontrò Roger Federer, allora undicenne: “Era la prima volta che Bellinzona riusciva ad organizzare una manifestazione giovanile così importante: in Ticino era già toccato a Locarno e Morbio e dopo diversi tentativi anche il club della Capitale ottenne l’organizzazione dell’evento. Ma non fu facile”, ci racconta Gervasoni.


Come detto fra i presenti alle finali dei campionati svizzeri c’era anche Roger Federer, un ragazzino basilese timido e fisicamente minuto.
“Ricordo di un giovane di poche parole ma estremamente concentrato e con uno stile di gioco tutto suo. Dava l’impressione di essere forte. Eppure quasi nessuno se ne accorse: nei commenti del giorno dopo, la stampa locale scrisse che il tennis svizzero avrebbe sfornato dei buoni giocatori ma non sufficientemente bravi per emergere ai più alti livelli. Mancavano i talenti, questo era la voce più diffusa di quei giorni. Eppure quel ragazzino che avevamo visto in azione nelle finali dei campionati svizzeri di 29 anni fa, era nientemeno che Roger Federer, colui che avrebbe dominato il mondo un decennio dopo”.


A quella rassegna, fra l’altro, partecipò anche la futura moglie di Roger. 
“In campo c’era anche Mirka Wavrinec. Se non sbaglio in una categoria superiore rispetto a Roger. Una coincidenza incredibile. Tornando al
basilese: ricordo che nella finalissima del torneo Under 11 sconfisse Dany Schnyder, il fratello di un’altra futura campionessa svizzera, Patty Schnyder” afferma il direttore della Supsi. Che aggiunge: “Sembra incredibile: ma Federer in quei giorni stava scrivendo un primo piccolo pezzo della sua grandissima storia sportiva!”


Tanti anni dopo Franco Gervasoni ha poi incontrato il Mito a Lenzerheide, durante una vacanza estiva con la famiglia.
“Se non sbaglio fu nel 2016. Ero nei boschi edurante una gita con i miei figli me lo ritrovai davanti con uno zainetto sulle spalle. Era proprio lui, Federer! Dopo le foto di rito e qualche battuta, chiesi se si ricordasse di aver partecipato in giovanissima età ai campionati svizzeri di Bellinzona. Il renano rispose in modo sincero di sì e aggiunse di essersi trovato molto bene. Aveva un ricordo nitidissimo del nostro evento. E ciò mi riempì il cuore di gioia. Chiacchierammo ancora un po' e in seguito lui scese a valle dopo averci ringraziato per avergli rammentato la sua partecipazione al torneo della Capitale”.


Per Gervasoni, il campionissimo elvetico è il numero uno di tutti i tempi. E non solo per le sue immense qualità tennistiche.
“A Lenzerheide trovai una persona molto umile e molto disponibile. Non è scontato, soprattutto nel mondo sportivo d’elite dei giorni nostri. Ciò che dicevamo e scrivevano sul suo conto era pura verità. Mi dispiace che lasci il tennis, si chiude un’epoca. Chissà se rivedremo un nuovo Roger Federer. Per me è stato un privilegio conoscerlo. Se penso che nel 1993 era a bordo campo a vederlo sgambettare e duellare con i rivali, vi vengono ancora i brividi”.


M.A.

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