Sport, 17 aprile 2023

“La formula 1 all’americana offende i valori dello sport”

Pino Allievi, ex giornalista della Gazzetta dello Sport, commenta l’inizio stagionale

LUGANO - Pino Allievi, ex giornalista di punta della Gazzetta dello Sport – con all’attivo 40 stagioni al seguito della formula 1 – non ha dubbi: il Mondiale appena iniziato (si sono disputati solo tre Gran Premi: Bahrain, Arabia Saudita e Australia) sarà vinto dalla Red Bull e da Max Verstappen, che hanno già manifestato una netta superiorità sulla concorrenza. Pensate: domenica scorsa a Melbourne, prima della ripartenza dietro safety car, il campione del mondo aveva rifilato una ventina di secondi al suo primo inseguitore Lewis Hamilton, alfiere di una Mercedes in leggera crescita ma sempre lontana dal “ missile” progettato a Milton Keynes.


Un Mondiale che, sempre secondo l’opinionista di Autosprint e del sito FP (Formula Passion) da noi intervistato nei giorni scorsi, sarà per contro difficilissimo per la Ferrari, la grande delusa di questo inizio di stagione. 



Allora Pino: partiamo dallo show delle bandiere rosse di Melbourne. Una forzatura per creare spettacolo.
Esatto. Ciò che hanno fatto i commissari di gara è semplicemente assurdo. Capisco che si voglia aumentare lo spettacolo, capisco che si voglia creare maggiori aspettative, soprattutto in un momento in cui un team, in questo caso la Red Bull, domina una corsa. Ma le tre sospensioni con relative bandiere rosse sono davvero inaccettabili. Questo tentativo goffo di americanizzare la formula 1 offende i valori dello sport.


Prego?
In America capita spesso, nelle prove Indy o Nascar, che intervengano le bandiere rosse a scombussolare la classifica. E ciò per rendere più interessanti la competizioni. Succede spesso e in molti casi nel finale, ad uno o due giri dalla bandiera a scacchi. Gli americani sono maestri! Ma nella formula 1 non c’è bisogno di questi espedienti. In Australia sarebbe bastato far schierare le vetture dietro la safety car e quindi ripartire… 


Sì, ma lo spettacolo crea entusiasmo, interesse e audience TV. E di riflesso, investimenti. E la formula 1 ne ha bisogno. 
Certo. Ma non dobbiamo dimenticare l’aspetto sportivo. Come ci si giustifica con un pilota che ha magari disputato una corsa eccellente ma che una bandiera rossa rischia di cancellare? E poi credo che le bandiere esposte in Australia non fossero del tutto giustificate. 


E veniamo all’aspetto sportivo. Dopo tre Gran Premi nulla è cambiato rispetto allo scorso anno. 
La Red Bull ha presentato una macchina semplicemente fantastica, uno spettacolo da vedere, anche se ha riscontrato qualche problema di affidabilità che però sarà presto risolto. Verstappen è in una botte di ferro: vincerà ancora il Mondiale. La Mercedes e soprattutto la Ferrari sono in ritardo. Al massimo potranno puntare a vincere qualche corsa.


Un bel problema…
A Maranello stanno panicando. Il nuovo gruppo di lavoro, con Vasseur in testa, sta lavorando su un progetto fatto da altri (Binotto e Sanchez). Non scontato. In più c’è Leclerc che sta assumendo atteggiamenti inaccettabili. Le lamentele pubbliche servono a poco. E a Melbourne anche lui ha sbagliato. 


Ora ci sono tre settimane per correre ai ripari.
Una vettura non la si raddrizza in così poco tempo. Ci saranno, forse, degli aggiustamenti. Ma la differenza con la Red Bull resterà ancora sensibile.


Due nomi: Alonso ed Hamilton.
I due vecchietti della formula 1 stanno ravvivando le corse. In particolare lo spagnolo che, con una Aston Martin ora ad altezza Mercedes e Ferrari, ci fa divertire. Meno male che ci sono i piloti esperti, altrimenti… 


E George Russell, dove lo mettiamo?
Bravo, veloce e intelligente. Ma con un compagno in squadra come Hamilton non è facile. E nel team è sempre Lewis il pilota di riferimento.

M.A.

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