Svizzera, 03 giugno 2023

Trasferire i detenuti all'estero, in Parlamento c'è chi ci pensa

Trasferire i detenuti stranieri in un paese estero non è un'idea nuova. Nel 2022 la Danimarca aveva firmato un accordo con il Kosovo per accogliere circa 300 detenuti per 15 milioni di euro all'anno.

Ora c'è chi vuole copiare la Danimarca e fare in modo che anche in Svizzera i detenuti siano “delocalizzati” all'estero."Sarebbe un modo intelligente per sgravare i Cantoni dal peso della crescente popolazione carceraria in Svizzera e per ridurre notevolmente i costi, almeno della metà, visto che un detenuto costa circa 130'000 franchi all'anno in Svizzera", sostiene il Consigliere nazionale Buffat (VD/UDC), che ha presentato un'interrogazione al Consiglio federale per sapere se l'idea è già stata discussa e quale sarebbe il risultato.

“Poiché la nostra popolazione carceraria è già prevalentemente straniera, la permanenza all'estero non li disorienterebbe troppo", continua Buffat, citato da “24 heures”. E per i criminali che devono essere espulsi alla fine della loro pena, ai quali verrebbe data la priorità, il messaggio è chiaro: il loro futuro non è in Svizzera". Per Buffat l'ideale sarebbe mandare i detenuti stranieri a scontare la pena nel loro Paese d'origine.



A sinistra quest'idea solleva diverse critiche, e anche al centro non convince. Per il verde-liberale François Pointet, membro della Commissione per la politica di sicurezza del Consiglio nazionale, l'idea sarebbe strana. "Abbiamo la responsabilità come Stato di garantire che la detenzione vada bene. All'estero ci sono altre leggi e altri metodi, e noi non abbiamo alcun controllo su ciò che accade nelle celle. Sarebbe pericoloso e irresponsabile dal punto di vista dei diritti umani". Alla domanda sul problema del sovraffollamento delle carceri e dei costi, il vodese afferma: "È un problema nostro, sta a noi risolverlo. Non vogliamo esportare i nostri pensionati, vero?”

Tuttavia, fa notare che i detenuti hanno già la possibilità di scontare la loro pena nel proprio Paese, su loro richiesta. "Ma non può essere automatico. Sarebbe disumano; in alcuni casi equivarrebbe a condannarli a morte". Il Consiglio federale darà la sua risposta lunedì durante il Tempo delle interrogazioni e, a seconda della risposta, Michaël Buffat afferma che deciderà come procedere con il progetto.

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