Sport, 07 aprile 2024

“Che trionfo alla Roubaix! Cruciale la caduta di Moscon”

Intervista a Sonny Colbrelli, vincitore nel 2021 della classica francese in programma oggi

LUGANO - Sonny Colbrelli è uno dei direttori sportivi della Bahrain-Victorius. Un ruolo importante che gli permette di restare nel mondo del ciclismo, nel quale ha vissuto momenti di grande gioia ma anche attimi drammatici. Come non ricordare a questo proposito la stupenda (e fortunata) vittoria alla Parigi-Roubaix del 2021 e poi l’arresto cardiaco di cui è rimasto vittima al termine della prima tappa del Giro di Catalogna del 2022? Arresto cardiaco, detto per inciso, che ha reso necessario l’uso di un defibrillatore sottocutaneo per evitare il peggio: “Ho pensato di togliere questo aggeggio per tornare in gruppo. Ma sarebbe stato un rischio altissimo. Ho anche parlato con il medico del calciatore danese Eriksen, che è tornato a giocare. Ma il calcio non è il ciclismo che si corre sulle strade e ci si trova sovente da soli per diverse ore. Il defibrillatore è un salvavita, toglierlo sarebbe stato un rischio troppo grande. Per questo motivo ho poi deciso di ritirarmi dalle corse”, ci ha detto nei giorni scorsi l’ex corridore italiano, che con cui abbiamo parlato della sua impresa del 2021 alla Parigi- Roubaix (che si corre oggi). 


Colbrelli: la Roubaix del 2021 ebbe un sapore leggendario. Lei che alza al cielo le braccia con la maglia tutta infangata e poi fa esplodere tutta la sua gioia appena tagliata la linea del traguardo.
Eh sì, quella fu una gara molto particolare e sofferta. Corremmo in autunno per via del Covid, e il tempo era pessimo. Vento, freddo, pioggia, tanta pioggia e le strade ovviamente impossibili. Si faceva fatica a stare in piedi. Allora come oggi il gran favorito era Van der Poel, anche se non era ancora il corridore che tutti conosciamo adesso. Ci fu una fuga iniziale di un gruppetto di corridori e poi, ad un certo punto, Gianni Moscon partì in contropiede, grazie anche al tatticismo dei migliori.


Che fece da apripista su stradine impossibili.
Gianni fu epico quel giorno. Se ne andò in modo prepotente, grazie ad un ritmo sostenuto su un tracciato in cui stare in sella non era certo facile. Ad un certo punto credevo che ce l’avrebbe fatta, visto che aveva più di un minuto di vantaggio.


Poi però…
Moscon ha dapprima bucato e in seguito è pure caduto perdendo il cospicuo vantaggio che aveva. Se non sbaglio mancavano una ventina di chilometri all’arrivo. A quel punto la gara cambiò completamente volto e andai in testa con Van der Poel e Vermeesch. L’olandese continuava ad attaccare ma io riusci sempre a contenerlo. Quando giungemmo al velodromo mi dissi: non hai nulla da perdere, il favorito è lui. E così chiusi gli occhi e mi buttai a capofitto verso la gloria. Eravamo stanchissimi e coperti di fango. Quando mi resi conto di aver vinto, feci esplodere tutta la mia gioia.


Per Moscon, invece, un dramma.
Andai da lui e gli dissi che avrebbe meritato la vittoria. Nel ciclismo, però, conta anche la fortuna e in quella Roubaix io ne ebbi più di lui. Non mento quando dico che in fondo mi è spiaciuto per Gianni.


Per lei fu un annata storica.
Esatto: vinsi il campionato italiano su strada, gli Europei e infine la Parigi-Roubaix. Una stagione da leggenda. Poi l’anno dopo quel guaio al Giro di Catalogna. Peccato…

M.A.

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