Sport, 07 luglio 2024

Trionfo di Clay e della Williams ma niente champagne sul podio

45 anni fa a Silverstone l’ultimo successo del ticinese e il primo del team inglese

SILVERSTONE (Gbr) - Oggi a Silverstone si disputa il Gran Premio di Gran Bretagna, dodicesima prova del Mondiale di formula 1. Proprio sul circuito inglese 45 anni fa la Williams, con il nostro Clay Regazzoni alla guida, vinse il suo primo GP della storia. Per la cronaca: il pilota ticinese aveva 40 anni e per lui sarebbe stata l’ultimo successo in carriera. 


Clay, secondo alcuni, era ormai sul viale del tramonto. Dopo le belle stagioni in Ferrari ed un titolo iridato mancato per poco e non certo per colpa sua (1974), era approdato in alcuni teams di scarso valore tecnico: dapprima la Ensign e quindi la Shadow. In due campionati (1977 e 1978) raccolse pochissimi punti, e solo la sua bravura gli permise di battersi in un paio di occasioni con i “grandi” dell’epoca: Villeneuve, Scheckter, Laffite e il suo amico Mario Andretti. Così quando la Wlliams annunciò il suo ingaggio nel dicembre del 1978, nessuno si lasciò prendere dell’euforia. Frank Williams era un piccolo costruttore visionario che aveva problemi di liquidità: ma proprio sul declinare del ’78 mise a segno un bel colpo, firmando un accordo triennale con la Saudi Arabia, un fondo di investimento di Riad. La monoposto era nata dall’ingegno di Patrick Head, uno dei tecnici emergenti di formula 1. La nuova vettura si chiamava FW07: era la prima a sfruttare l’effetto suolo, una soluzione aerodinamica introdotta da Colin Chapman l’anno prima sulla Lotus (e che portò al titolo iridato di Mario Andretti).


Al fianco di Clay Regazzoni avrebbe corso l’australiano Alan Jones, uno dei piloti più talentuosi in circolazione. A quei tempi la facevano da padrone la Lotus (appunto), la Ferrari, la Ligier e la Renault, la prima ad utilizzare il motore turbo.


Come sempre Regazzoni si presentò ai nastri di partenza del Mondiale motivatissimo. Sapeva di avere fra le mani una macchina finalmente competitiva. Se n’era reso conto durante i testi invernali al Paul Ricard, durante i quali il motore della Williams si mostrò molto più performante di quello della Ensign e della Shadow. Anche il telaio era molto buono. Ci sarebbe comunque voluto qualche Gran Premio prima che la Williams diventasse da podio. In prova Alan Jones era quasi sempre più veloce del ticinese ma quest’ultimo confidò ad un amico meccanico della Ferrari, che il team forniva all’australiano un motore più potente. Poi il 27 maggio 1979 arrivò il Gran Premio di Monaco: per la Williams quello fu il giorno del definitivo salto di qualità, anche se Regazzoni fu costretto a scattare dalla ottava fila per un problema alle gomme Goodyear. Niente paura: Clay in poche tornate si trovò in decima posizione e poi, complici alcuni ritiri, si istallò al quinto posto. Con grande e rabbiosa determinazione sorpassò nelll’ordine Stuck, Mass e Reutemann e si lanciò all’inseguimento del leader della prova il ferrarista Jody Scheckter. 


“Se invece di 76, i giri fossero stati 78 o 79, avrei vinto io…”, disse nelle interviste postpremiazione. Aveva terminato secondo e per la scuderia inglese quello fu il passo decisivo verso la gloria. La prima parte del campionato mondiale era dunque in archivio: Regazzoni aveva incamerato 6 punti, due in più del compagno di squadra. Leader era Jody Scheckter, che sarebbe poi diventato campione iridato.


Il 14 luglio 1979, 45 anni fa, si correva il Gran Premio di Gran Bretagna. La Williams ci arrivava non più da Cenerentola ma da grande favorita. La precedenti gare avevano dimostrato che il progetto
di Head era stato azzeccato: le mini gomme conferivano alla vettura una grande stabilità, soprattutto nelle curve dove sembrava incollata al manto stradale. Ma Jones continuava ad essere il beniamino della scuderia che, a non dubitarne, gli metteva a disposizione i motori più potenti e le coperture migliori. Clay stava rivivendo l’esperienza ferrarista, quando Niki Lauda era considerato (a torto) la prima guida. Il pilota ticinese scattò dalla seconda fila: conosceva benissimo Silverstone e sfilò senza indugi sia Jean Pierre Jabouille (Renault) e Alan Jones. “Ma nel primo giro i due mi superarono – disse Clay in una intervista rilasciata a Pino Allievi sulla Gazzetta dello Sport – In quel momento capii che la Williams del mio compagno di squadra aveva un motore speciale che gli permetteva di tenere testa al turbo della Renault. Era chiaro che l’australiano beneficiava di tutti i favoritismi”. La gara non offrì molte emozioni, sin quando al giro numero 22 il motore della Renault di Jabouille esalò l’ultimo respiro. Stessa sorte toccò a quello della Williams di Jones, che durò quaranta tornate.


Improvvisamente, senza colpo ferire, Regazzoni si trovò al comando del GP di Gran Bretagna. Sugli spalti tripudio dei tifosi inglesi, ai quali il ticinese era rimasto nel cuore sin dai tempi della BRM. “Correvo rilassato e tranquillo, gli ultimi avversari rimasti erano staccatissimi. Mi ricordo che quando passavo davanti al muretto della Ferrari, i miei ex meccanici si sbracciavano quasi a volermi incitare” affermò Reazzoni a Pino Allievi. La sua fu una cavalcata solitaria e alle sue spalle si creò il vuoto. René Arnoux, con la Renault, chiuse a quasi 24 secondi Jean Pierre Jarier (Tyrrell) ad un giro. Solo quinto il futuro campione del mondo Jody Scheckter (Ferrari). Doppiato! Fra i primi a complimentarsi al traguardo ci fu Mauro Forghieri; poi il suo ex compagno di squadra Jacky Ickx, sesto con la Ligier. E la Williams? Frank non si vide, Jones era sparito. Eppure per il team di Grove quella che era la prima vittoria in formula 1. Nulla. Ma Clay, buono e comprensivo com’era, cercò di non pensarci troppo. In fondo aveva vinto. Ed era l’unica cosa che contasse.


Ma la grande sorpresa (o lo sbigottimento) sarebbe arrivata alla premiazione. Un signore dello staff del ricchissimo sponsor arabo invitò Clay a non bere champagne sul podio. Il contratto stipulato da Williams con i finanziatori non lasciava dubbi: il Corano vieta gli alcolici! Il pilota di Porza si dovette accontentare di un succo di ananas mentre Arnoux e Jarier se la ridevano sul podio bevendo del buon vino francese. Anche questo è capitato in formula 1. Nelle interviste post gara, Regazzoni dedicò la vittoria all’ingegner Enzo Ferrari. Ma aggiunse che il momento più emozionante fu quando doppiò la Rossa al cinquantesimo giro.


JACK PRAN

Guarda anche 

Verstappen-RedBull ai ferri corti: siamo al punto di rottura?

BUDAPEST (Ungheria) – Il GP d’Ungheria che si è corso ieri è stato forse uno dei più belli degli ultimi anni. Non solo perché, a d...
22.07.2024
Sport

“Fu un pilota straordinario. L’uomo? Non era perfetto”

LUGANO - Pino Allievi è stato per tanti anni la prima firma dell’automobilismo de La Gazzetta dello Sport. Autorevole, competente e senza peli sullaling...
30.04.2024
Sport

Juan Manuel Fangio rapito! È Fidel Castro il mandante

LUGANO - Storie dell’altro mondo, storie incredibili. Oggi il Mattino della Domenica inaugura una nuova rubrica, raccontando fatti e avvenimenti che hanno stra...
19.04.2024
Sport

È sempre formula Red Bull: doppietta Verstappen-Perez

SAKHIR (Bahrain) - Tante belle parole, tante aspettative e tante speranze. Si diceva: chissà che la nuova stagione cancelli o quanto meno ...
03.03.2024
Sport

Informativa sulla Privacy

Utilizziamo i cookie perché il sito funzioni correttamente e per fornirti continuamente la migliore esperienza di navigazione possibile, nonché per eseguire analisi sull'utilizzo del nostro sito web.

Ti invitiamo a leggere la nostra Informativa sulla privacy .

Cliccando su - Accetto - confermi che sei d'accordo con la nostra Informativa sulla privacy e sull'utilizzo di cookies nel sito.

Accetto
Rifiuto