Sport, 06 ottobre 2025

“Trujillo? Non è giudicabile Dobbiamo dargli tempo”

L’ex presidente Manuele Morelli e la svolta colombiana dell’AC Bellinzona

BELLINZONA - Manuele Morelli è lontano dal pianeta calcio dal 2008; da quan-do, assieme a Marco Degennaro e a Vladimir Petkovic, guidò il Bellinzona in Super League e mancò di poco la clamorosa vittoria in Coppa Svizzera (finale persa contro ilBasilea a...Basilea). In questi anni, il titolare della Immoprogramm SA è diventato un ciclista amateur di livello – si destreggia su tutti i terreni possibili: salite e pianure su cui pedalano e vincono anche gli assi del ciclismo moderno – e si è pure avvicinato al movimento ciclistico cantonale. Ha dato un colpo di mano al Giubiasco, club in cui ha collaborato per un paio un paio d’anni prima di uscire di scena. Manuele Morelli, a differenza di tanti altri dirigenti improbabili che calcano i campi del territorio cantonale, è un imprenditore e dirigente sportivo con lo sguardo perennemente rivolto al futuro, un visionario, un fiume in piena di idee. È con questo spirito che segue le vicende dello sport ticinese e in particolare del suo ACB, che negli ultimi anni non ha certo brillato per organizzazione, trasparenza e gestione sportiva (al di là della promozione in Challenge League, conquistata con investimenti stranieri). Con Morelli abbiamo cercato di fare il punto della situazione di casa granata, alla vigilia del rilascio (o meno) della famosa mini-licenza, fondamentale per il neo patron Trujillo e per tutta la società, che vuole voltare pagina dopo la parentesi Bentancur. 



Morelli: a Bellinzona si naviga sempre a vista. Come giudica la nuova proprietà. Che ne pensa del patron Trujillo? 
Credo sia presto per giudicare visto che lo stesso si è insediato da poco. Francamente fatico però ad essere ottimista e propositivo; ben felice di sbagliarmi, sia chiaro. Diamogli tempo.


Trujillo sembra animato da buoni propositi; il problema che non conosce il nostro calcio e la nostra realtà. Che ne pensa? 
Non è certo facile fare calcio in un continente che non è il tuo. È sbarcato su un pianeta ignoto e si sta organizzando. Quello che c’è da chiedersi è il senso di tutto ciò; il perché. 


Bentancur ha lasciato un club in buone condizioni economiche ma per il resto ha fatto solo disastri. 
Ha portato avanti la barca per qualche stagione e bisogna dargliene atto. Il paziente malato, leggasi ACB, è stato mantenuto in vita ed è già qualcosa. Certo Bentancur ha fatto di tutto per inimicarsi la piazza, soprattutto allontanando senza troppi complimenti i giocatori nostrani per far spazio alla sua truppa, e purtroppoci è riuscito.


Questione settore giovanile: Brenno Martignoni si è messo di traverso e rivendica, in fondo, maggior considerazione da parte della nuova proprietà. Un bel guaio. 
In qualsiasi azienda chi paga comanda e sceglie i propri collaboratori. Occorre accettarlo sperando che i ragazzi del settore giovanile vengano trattati con la considerazione che meritano.


Nel Bellinzona si parla spagnolo: ormai non ci sono più giocatori locali.
Ci sono Mihajlovic e anche Sorensen che secondo me è davvero forte. La proprietà piazza i propri giocatori cercando di valorizzarli o acquisisce più club per spostare i calciatori internamente da uno all’altro. È un fenomeno parecchio in voga; chiediamoci il perché… È triste ma torniamo al chi paga comanda. Occorrerebbe essere però a mio avviso un po’ meno spudorati in tutto ciò. 


La mancanza di giocatori ticinesi non è stata digerita bene dai tifosi granata. 
E non potrebbe essere altrimenti. Tifare Guidotti, Bernasconi o Bianchi avrebbe ben altro sapore che osservare un andirivieni senza fine di sconosciuti in cerca di gloria.


Contro il Grasshopper in Coppa Svizzera si arrivava a malapena a 800 spettatori. Per non parlare delle partite di campionato. Disaffezione continua.
È la conseguenza di tutto quanto sopra esposto.


E intanto gli imprenditori locali cosa fanno?
Non sta scritto da nessuna parte che un imprenditore locale debba occuparsi di calcio. Chapeau a chi lo fa o lo ha fatto in passato; ma soprattutto a chi lo fa perché ha a cuore la propria città, perché tifava la squadra fin da bambino, e non per altri interessi.


Quale sarebbe la sua idea di Bellinzona per il futuro? 
Non mi dispiacerebbero due scenari. Il primo: è l’arrivo di un miliardario che ci porti in Champions e costruisce uno stadio da sballo (vedi Mansueto a Lugano, i fratelli Hartono a Como o simili). Evidentemente rimarrà un sogno perché Bellinzona non è né Lugano né Como. Secondo scenario: un imprenditore locale subentra alla fine dell’era Trujillo e gestisce la società coinvolgendo aziende e sponsor locali, dotandosi di un direttore generale che sia uomo di calcio di provata esperienza e che istauri delle collaborazioni con club italiani. Questo secondo scenario è stato applicato in passato e mi sembra abbia funzionato molto bene. 


Bentancur a Giubiasco sembra una barzelletta. Che dice? 
Sì, una barzelletta ma che fa piangere e non ridere. Campionato sfalsato. Mi dica lei che giocatore è chi cambia continente per giocare nella settima categoria in una nazione come la Svizzera e perché lo fa… Vanno rivisti i regolamenti ma con la federazione sorniona (eufemismo) che abbiamo la vedo dura.


RED.

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