RSI - Alla RSI non basta più proporre un buon contenuto. Prima di produrre un film o una serie, collaboratori e autori devono compilare una “check list diversità” obbligatoria. La griglia chiede se il progetto tratta “ruoli di genere”, “colore della pelle”, “disabilità fisica o mentale”, “orientamento sessuale e/o identità di genere”, “questioni religiose o ideologiche”, “migrazione”.
La conseguenza è chiara: non vince l’idea più interessante, ma quella che spunta più caselle. Per ogni collaboratore va inoltre indicato se è “uomo”, “donna” o “altro”. Un approccio woke e burocratico che orienta i contenuti prima ancora di valutarne qualità e rilevanza. Il tema è stato rilanciato anche da Lorenzo Quadri, che sui social ha criticato le priorità della SSR, collegandole al dibattito sul canone. Se il servizio pubblico diventa un filtro ideologico, la domanda sul suo finanziamento resta legittima: 200 franchi sono ancora troppi.





