LUGANO – La protesta antifascista andata in scena sabato in città accende lo scontro politico. Nel mirino dei Giovani leghisti finisce il deputato MPS Matteo Pronzini, accusato di aver oltrepassato il proprio ruolo istituzionale durante le tensioni con la polizia.
La manifestazione non autorizzata, organizzata da vari collettivi – tra cui Soa Il Molino, Collettivo Scintilla, Extinction Rebellion Ticino e Collettivo R-Esistiamo – si è svolta senza corteo ma con slogan e striscioni, richiedendo un imponente dispositivo di polizia per garantire l’ordine pubblico.
Secondo il Movimento giovanile leghista, «al di là dell’obiettivo dichiarato della manifestazione, a destare scandalo è stato il comportamento di Pronzini nei confronti delle forze dell’ordine». Nel momento in cui gli agenti si accingevano a disperdere i manifestanti, il deputato avrebbe inveito contro di loro («Andate via! Non rompete le scatole») e contattato telefonicamente il sindaco di Lugano, Michele Foletti, «in un apparentemente inutile tentativo di ottenere sostegno». Per i Giovani leghisti si tratta di un atteggiamento «oltre a risultare inelegante per un rappresentante eletto, va ben oltre il diritto di critica politica».
Il Movimento ricorda inoltre precedenti contenziosi giudiziari che hanno coinvolto il deputato, sottolineando che «è inaccettabile che un membro del Gran Consiglio si comporti come un attivista qualunque sul terreno di una piazza, anziché come un legislatore consapevole del proprio ruolo». Per questo chiede formalmente le dimissioni di Matteo Pronzini dal Gran Consiglio del Canton Ticino.
Fonte: Comunicato Giovani leghisti




