ACCORDO CH-UE - In aula, Sem Genini ha difeso l’iniziativa cantonale che chiede di sottoporre i trattati istituzionali con l’Unione europea al referendum obbligatorio, con doppia maggioranza di Popolo e Cantoni. La proposta mira a modificare gli articoli 140 e 141 della Costituzione federale. Secondo Genini, si tratta di una richiesta “semplicemente giustificata”, alla luce dei cambiamenti geopolitici e delle pressioni economiche che caratterizzano oggi i rapporti tra Svizzera e UE.
Nel mirino c’è il cosiddetto “accordo quadro 2.0”, che – ha sostenuto – incide “direttamente e in modo importante sull’autonomia legislativa svizzera e sul margine decisionale democratico e autonomo interno nel nostro Paese”, sovrapponendo in modo strutturale il diritto europeo a quello nazionale. Per la deputata, limitarsi a un referendum facoltativo a maggioranza semplice “viola lo spirito e l’art. 141 della Costituzione svizzera e il nostro sistema federale”, penalizzando i Cantoni periferici come il Ticino.
“Non è paura di perdere, ma appunto una legittimazione democratica”. Se l’accordo ottenesse la doppia maggioranza, ha detto, la decisione sarebbe “indiscutibile” e pienamente legittimata. Ha inoltre richiamato l’articolo 4 della Costituzione ticinese, che impone al Cantone di vigilare sull’applicazione dei trattati federali sul proprio territorio. Anche il Consiglio di Stato, ha ricordato, ha sostenuto in consultazione l’opzione della doppia maggioranza. In conclusione, Genini ha chiesto la trasmissione dell’iniziativa alle Camere federali e un’azione coordinata con gli altri Cantoni.






