Il Gran Consiglio ticinese ha approvato con 47 voti favorevoli l’iniziativa cantonale del deputato Andrea Sanvido che chiede l’introduzione del referendum obbligatorio – con doppia maggioranza di popolo e Cantoni – per ogni trattato istituzionale o accordo di portata equivalente tra la Svizzera e l’Unione europea.
La proposta mira a modificare l’articolo 140 della Costituzione federale. In gioco ci sono accordi che incidono sulla sovranità nazionale, sull’autonomia legislativa e sull’ordinamento giuridico svizzero. Oggi questi trattati sono di regola soggetti a referendum facoltativo. Il Ticino chiede un passaggio automatico alle urne quando l’impatto è rilevante.
Negli ultimi anni i negoziati tra Confederazione e UE hanno toccato la ripresa dinamica del diritto europeo, meccanismi di sorveglianza e sistemi di risoluzione delle controversie con effetti diretti sulle competenze nazionali e cantonali. Temi concreti, non dettagli tecnici.
«Non si tratta di essere contro la cooperazione internazionale», afferma Sanvido, «ma di assicurare che decisioni di questa portata siano sottoposte al giudizio del popolo e dei Cantoni. La sovranità appartiene ai cittadini e agli Stati federati: è giusto che siano loro ad avere l’ultima parola». Ora la palla passa alle Camere federali. Il segnale politico da Bellinzona è chiaro.






