Mentre l'Europa orientale e il Medio Oriente sono dilaniati dalla guerra, la Svizzera ha appena adottato una nuova strategia per rafforzare la sicurezza del Paese, presentata a dicembre dal Ministro della Difesa Martin Pfister.
Tuttavia, i partiti politici non nascondono la loro insoddisfazione: il Partito Liberale (PLR) ritiene che questi presenti gravi lacune, mentre l'UDC la considera del tutto inutile. Persino il Partito di Centro – di cui fa parte Martin Pfister – riconosce la necessità di miglioramenti.
La nuova strategia del Consiglio federale si articola in tre pilastri:
Ridurre le vulnerabilità e le dipendenze per diminuire il rischio di attacchi contro la Svizzera.
Rafforzare la protezione della popolazione.
Aumentare le capacità di difesa. La Svizzera deve essere in grado di difendersi il più autonomamente possibile dagli attacchi esterni.
Tutto ciò sembra positivo. Ma per i principali partiti politici svizzeri, questa strategia è fin troppo vaga. Per il PLR, la strategia "manca di impegno", poiché il documento non specifica né una tempistica, né responsabilità, né risorse necessarie. Questo è considerato del tutto insufficiente.
L'UDC si spinge oltre: pur riconoscendo l'importanza di una strategia di sicurezza, il partito respinge il documento attuale a causa delle sue "gravi carenze". Secondo il partito, deve essere completamente rivisto per diventare una vera e propria tabella di marcia, con obiettivi concreti e misurabili, che attualmente mancano.
"Altrimenti, questa strategia sarà considerata solo un altro rapporto, destinato all'oblio", dichiara l'UDC in un comunicato. "Questa riluttanza a definire obiettivi chiari è profondamente radicata nel Ministero della Difesa federale da decenni, ed è urgente porvi rimedio!" Il primo partito svizzero aggiunge che la divisione dei compiti e dei ruoli è inesistente. "Questo rapporto non offre nulla e non può essere accettato."
Anche a sinistra c'è insoddisfazione. Il Partito Socialista (PS) giunge alle stesse conclusioni dell'UDC, ossia che il documento rimane troppo vago nell'identificare le minacce e le misure da adottare per difendersi da esse. Il Partito Socialista (PS) ritiene inoltre improbabile un attacco militare, ma è maggiormente preoccupato per il sottofinanziamento di minacce quali attacchi informatici, disinformazione e pericoli legati ai cambiamenti climatici.
I Verdi, dal canto loro, sottolineano una significativa discrepanza tra la strategia del Consiglio federale e la sua attuazione. Ritengono che un rapido, mal coordinato e costoso rafforzamento militare debba essere abbandonato e che le minacce debbano essere meglio prioritarie in base alla loro probabilità. Come il PS, credono che la priorità debba essere data alla crisi climatica, agli attacchi informatici e alla disinformazione.
I Verdi liberali auspicano un accordo di sicurezza globale con l'UE, che rafforzerebbe anche la posizione della Svizzera negli acquisti di armi europei. Il partito ritiene inoltre che la strategia sia incompleta e che debba includere ulteriori misure, come il rafforzamento della protezione civile, la promozione della pace, la fornitura di aiuti umanitari e il sostegno alla cooperazione allo sviluppo.
Il Partito di Centro, infine, riconosce la necessità di affrontare queste carenze. Sottolinea inoltre che le democrazie sono attualmente obiettivi primari della disinformazione. Tuttavia, ad oggi, il Consiglio federale non ha proposto alcuna misura concreta nella nuova legge sulle piattaforme di comunicazione e sui motori di ricerca.
Il partito di Pfister chiede inoltre una lotta più dura contro lo spionaggio. In particolare, propone controlli di sicurezza per gli studenti provenienti da paesi ad alto rischio e auspica l'espulsione sistematica delle spie straniere, contrariamente alla prassi attuale. Insomma, le critiche alla strategia di sicurezza svizzera sono così profonde che Martin Pfister non avrà altra scelta se non quella di rivederla.






