Secondo la tesi del Mattino della domenica, dietro la polemica sui contributi per le cure a domicilio non c’è solo una decisione politica, ma anche un regolamento di conti interno al Centro. Il Consigliere di Stato Raffaele De Rosa viene descritto come “messo in croce” proprio da chi siede nel suo stesso campo politico: da Fiorenzo Dadò a Xavier Daniel (OCST), fino a Stefano Gilardi, presidente degli spitex del Locarnese.
Il nodo è noto: dal primo aprile viene chiesta una partecipazione ai costi agli utenti dei servizi di cure a domicilio. Una misura prevista dalla legge federale e approvata dal Gran Consiglio con il Preventivo 2026, senza opposizioni né referendum. Solo ora, rileva il settimanale, esplode la contestazione, mentre De Rosa viene lasciato solo proprio dai suoi.
Secondo il Mattino, il dato politico sta proprio qui: chi oggi attacca la misura avrebbe avuto tutte le occasioni per fermarla prima. Invece il fronte critico si attiva a posteriori, alimentando uno scontro che assume i contorni di una frattura interna. E De Rosa si ritrova isolato su un provvedimento che, nei fatti, poggia su basi legali e parlamentari già consolidate.
Nel merito, il contributo viene inserito in un discorso più ampio: in Svizzera solo pochi Cantoni non chiedono alcuna partecipazione ai costi per le cure a domicilio, mentre nelle case per anziani le prestazioni sono già a carico degli utenti. Resta aperto il tema dell’applicazione concreta e dei casi di rigore, ma la linea di fondo – secondo il Mattino – è che la misura non nasce nel vuoto. E che lo scontro politico, più che tecnico, è diventato interno allo stesso Centro.
Fonte: Mattino della domenica






