Ticino, 14 aprile 2026

Superamento dei livelli alle scuole medie: davvero tutto funziona come il DECS dice?

Giovedì 26 marzo si è tenuta la conferenza stampa dedicata al superamento dei livelli nelle scuole medie. Il messaggio emerso è stato chiaro: un progetto positivo, riuscito, promettente. Ma è davvero così lineare la situazione?
 

Si parla di sperimentazione, ma i numeri invitano alla prudenza: solo 6 sedi su 36 coinvolte, su base volontaria, e senza criteri di valutazione definiti a priori. In queste condizioni, è legittimo chiedersi se si possa parlare di una prova scientifica, oggettiva e rappresentativa. Chi sono, inoltre, gli attori coinvolti nella valutazione? E con quali modalità sono stati selezionati? Il dubbio che si siano cercate conferme più che risposte resta aperto.
 

Dopo oltre trent’anni di esperienza nella scuola e numerosi confronti con operatori del settore, questa visione così unanimemente positiva non trova riscontro diffuso. È vero: il sistema dei livelli, così com’è strutturato oggi, mostra limiti evidenti ed è percepito da molti come superato. Tuttavia, la proposta alternativa solleva interrogativi importanti.
 

Il rischio è che un’idea di equità e inclusione portata all’estremo finisca per ridurre lo spazio della personalizzazione. Gli allievi non sono tutti uguali: esistono differenze reali di attitudini, interessi e capacità. C’è chi è maggiormente orientato verso gli studi teorici e chi, invece, esprime meglio le proprie competenze in ambito pratico e professionale. Ignorare queste differenze può portare a un appiattimento generale.
 

Per gli studenti più dotati, un rallentamento del ritmo e una minore sollecitazione possono incidere negativamente su motivazione, curiosità ed elasticità intellettuale. Per gli allievi più fragili, invece, è probabile che si crei un ambiente più sereno e inclusivo, ma resta il dubbio che questo basti a colmare le difficoltà di base. Inoltre, se alcuni contenuti non vengono affrontati da tutti, come verrà restituita questa differenza nella valutazione finale?
 

Un altro nodo cruciale riguarda il passaggio alle scuole post-obbligatorie. Oggi, già nel primo anno di liceo, circa un allievo su tre non viene promosso. Con il nuovo sistema, cosa accadrà? Gli studenti arriveranno davvero preparati o ce ne accorgeremo solo tra qualche anno, a sistema ormai consolidato?
 

Anche sul fronte dei docenti emergono criticità significative. Già oggi si fatica a coprire tutte le cattedre, e l’introduzione di nuovi modelli – come la co-docenza – richiede risorse aggiuntive, formazione e tempo per la collaborazione. Ma la realtà quotidiana è fatta di carichi di lavoro già elevati, difficoltà organizzative e metodi didattici spesso diversi tra colleghi, non sempre facili da armonizzare.
 


 

Molti insegnanti segnalano inoltre che, nei gruppi eterogenei, l’attenzione si concentra inevitabilmente sugli allievi più in difficoltà, con il rischio di abbassare il livello generale. Gli approfondimenti che caratterizzavano i livelli più avanzati diventano più rari, con possibili ripercussioni sulla preparazione per le scuole superiori.
 

Non vanno poi sottovalutati gli aspetti logistici: ci sono spazi sufficienti per lavorare in piccoli gruppi? E laddove non ci siano, la co-docenza sarà costretta a svolgersi nella stessa aula, limitandone l’efficacia?
 

L’implementazione, prevista su un arco di sei anni, apre ulteriori interrogativi. Durante questo periodo coesisteranno due sistemi di valutazione diversi: come verranno gestiti l’accesso alle scuole superiori e le selezioni nel mondo professionale? Come si orienteranno i datori di lavoro di fronte a certificazioni non omogenee?
 

Infine, una questione di trasparenza: i docenti non coinvolti nella sperimentazione hanno ricevuto dati, analisi, risultati concreti per comprendere l’impatto del cambiamento? Senza una condivisione chiara e completa, il rischio è di trovarsi impreparati di fronte a una riforma destinata a coinvolgere tutti.
 

Alla luce di queste considerazioni, è lecito chiedersi se il quadro sia davvero così roseo come presentato. Forse è il momento di aprire una riflessione più ampia, capace di includere anche le voci critiche. Perché è proprio dal confronto, anche scomodo, che può nascere una scuola migliore.



Raffaella Zucchetti
Deputata al GC
Presidente CC Riva San Vitale

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