Secondo quanto riportato dal quotidiano NZZ am Sonntag, il comitato Egerkingen sta pianificando una nuova offensiva politica in merito ai progetti di costruzione di moschee in Svizzera. Tra le iniziative in esame vi è la concessione di maggiori poteri di controllo ai comuni, potenzialmente includendo il diritto di veto per i consigli comunali o le assemblee. Si starebbe anche valutando l'introduzione di obblighi di dichiarazione, come ad esempio un modulo da allegare alle domande di permesso di costruzione, che richiederebbe la divulgazione delle fonti di finanziamento. Inoltre, il comitato intende riproporre una precedente proposta per vietare alle moschee e agli imam di accettare fondi dall'estero. Il Consiglio nazionale aveva approvato tale proposta nel 2017, ma il Consiglio degli Stati l'aveva bloccata. L'attuale dibattito si svolge nel contesto di un progetto di costruzione di una moschea da parte della comunità musulmana El-Hidaje a San Gallo. Secondo la comunità, il finanziamento del progetto proviene principalmente da donazioni locali.
Dall'adozione dell'Iniziativa contro la costruzione di Minareti nel 2009, in Svizzera sono state aperte dieci moschee, tutte in svizzera tedesca. Nella maggior parte dei casi, i fondi provengono dai fedeli e da altri donatori svizzeri. Spesso è coinvolto anche un significativo lavoro di volontariato, afferma Hansjörg Schmid, direttore del Centro svizzero per l'Islam e la società presso l'Università di Friburgo. La costruzione di queste nuove moschee riflette anche la mobilità sociale: molti musulmani immigrati dagli anni '90 in poi sono ora imprenditori di successo che desiderano affermare la propria identità religiosa e culturale in Svizzera e, così facendo, contribuire alla propria crescita spirituale, spiega Schmid. Fra i casi comprovati di finanziamento estero, vi sono la moschea di Rötelstrasse a Zurigo. L'acquisto dell'edificio, così come i relativi costi di gestione, è stato finanziato dagli Emirati Arabi Uniti.





