Svizzera, 16 giugno 2026

SECO, nuova linea sui programmi temporanei: Quadri porta il caso a Berna

L’interpellanza chiede chiarimenti sulle conseguenze della chiusura dei Programmi di occupazione temporanea: meno reinserimento, più isolamento e nuovi licenziamenti tra chi li gestiva.

La nuova impostazione della SECO sui Programmi di occupazione temporanea finisce sul tavolo del Consiglio federale. Con un’interpellanza, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri chiede chiarimenti sulle conseguenze della linea adottata nell’ambito delle misure del mercato del lavoro, che sta portando alla cessazione dell’attività di diversi POT attivi da anni, in alcuni casi da decenni.
 

Il punto politico è chiaro: Berna punta sempre di più su misure individuali di reinserimento professionale e su una vigilanza più severa, per evitare che i Programmi di occupazione temporanea diventino strutture permanenti o finiscano per sostituire posti di lavoro ordinari. Un obiettivo comprensibile, ma che rischia di produrre effetti molto concreti sul territorio e sulle persone coinvolte.
 

Secondo Quadri, i POT non sono semplici occupazioni di ripiego. Per molti disoccupati rappresentano infatti uno strumento per mantenere una struttura quotidiana, conservare ritmi lavorativi, sviluppare competenze e restare inseriti in una rete sociale utile in vista del rientro nel mercato del lavoro. La loro chiusura potrebbe quindi avere l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato: meno reinserimento, più isolamento e maggiore difficoltà a tornare a un’attività regolare.
 


 

C’è poi un paradosso evidente. La soppressione dei programmi comporta spesso anche il licenziamento del personale incaricato della gestione e del coordinamento dei POT. In altre parole, misure nate per favorire l’occupazione finiscono per creare nuova disoccupazione. A questo si aggiunge la perdita di servizi forniti alla collettività grazie a programmi che, nel corso degli anni, hanno garantito prestazioni utili anche a realtà pubbliche o para-pubbliche.
 

Nell’interpellanza vengono quindi poste cinque domande al Consiglio federale. Quadri chiede se la SECO abbia valutato le conseguenze sociali, occupazionali ed economiche della nuova impostazione, se la chiusura di programmi attivi da molti anni non rappresenti una perdita per i disoccupati e per gli enti beneficiari, e quali misure si intendano adottare per evitare che le persone interessate restino senza attività strutturate di reinserimento.
 

Il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi domanda inoltre se il Consiglio federale ritenga opportuno che misure destinate a favorire l’occupazione provochino il licenziamento del personale che le gestisce. Infine, chiede se Berna sia disposta a riesaminare l’impostazione della SECO per preservare i programmi che hanno dimostrato nel tempo una reale utilità sociale e occupazionale.

La questione tocca un nodo delicato: evitare abusi e distorsioni è necessario, ma smantellare strumenti funzionanti senza alternative solide rischia di scaricare il problema sui disoccupati, sugli operatori e sugli enti locali. Ora la palla passa al Consiglio federale.
 

Fonte
Interpellanza al Consiglio federale di Lorenzo Quadri

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