Opinioni, 10 luglio 2026

Giorgio Ghiringhelli: "Ecco come i Governi europei vendettero l’Europa all’Islam"

Ricorre quest’anno il 20° anniversario della morte di Oriana Fallaci, che nel libro “La forza della ragione” spiegò il complotto che spalancò le porte all’immigrazione musulmana

Forse non tutti se ne sono ancora accorti, ma è da mezzo secolo che, da parte dell’islam, è in atto un vero e proprio tentativo di conquistare senza eserciti l’Europa, sfruttando le debolezze della democrazia (che anche dopo il nazismo, il fascismo e il comunismo non ha ancora imparato a difendersi con leggi speciali e con provvedimenti drastici contro le ideologie totalitarie, specie se “mimetizzate” da religione). E come avviene questa conquista? In primis con l’immigrazione e con le nascite, perché non si può conquistare un Paese o un Continente senza una solida base demografica, senza un “esercito” di cittadini votanti. E poi anche con il proselitismo ed il lavaggio del cervello sul modello delle sette religiose, diffondendo e propagando in tutti i modi possibili la “cultura” islamica (dove la parola “cultura” serve da specchietto per le allodole per diffondere la religione) e la lingua araba, la lingua del Corano, per impedire l’assimilazione dei musulmani nella nostra civiltà occidentale e per preparare il terreno all’introduzione della sharia in sostituzione della democrazia il giorno in cui i musulmani saranno in maggioranza. Per questa occupazione “culturale”, che richiede enormi investimenti per la costruzione e la gestione di moschee, centri culturali islamici e scuole coraniche, gli sceicchi del petrolio dispongono di risorse finanziarie praticamente illimitate grazie alle quali, sfruttando l’avidità dell’uomo occidentale, si stanno comprando da decenni sia i favori dei governi, dei politici, dei media e degli imprenditori, e sia – pezzo per pezzo – anche l’Europa. Insomma, le parti si sono invertite, e ora i colonialisti sono gli arabi, ma la cosa non sembra dar fastidio a quell’Intellighenzia woke di sinistra che pur di colpire e colpevolizzare l’Occidente ha sempre denunciato a senso unico il suo passato colonialista.
 

La Svizzera voleva processare la giornalista italiana

Ma quando ebbe inizio questo colonialismo alla rovescia, questa messa in vendita dell’Europa? Cercherò di spiegarlo usando le parole della grande Oriana Fallaci, che nel suo libro “La forza della ragione”, edito nel 2004 da Rizzoli, ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio come l’immigrazione islamica in Europa ed i piani per l’islamizzazione del Continente siano il frutto di un ricatto che i Paesi musulmani produttori di petrolio hanno messo in atto nel 1973, durante la guerra del Kippur sferrata dall’Egitto e dalla Siria contro Israele. Da notare che il libro è in un certo senso la continuazione, meno impulsiva e più ragionata, del libro “La rabbia e l’orgoglio” che la coraggiosa e lungimirante giornalista, deceduta il 15 settembre 2006, aveva scritto nel 2001 dopo l’atto terroristico di matrice islamica contro le torri gemelle di New York. Per aver scritto quel libro la Fallaci fu oggetto di incivili attacchi, specie da ambienti della sinistra, e di minacce di morte. Perfino il Dipartimento federale di giustizia della Svizzera, come lei stessa ricorda nel suo secondo libro definendo questo episodio “un’imperdonabile sconcezza” , nel novembre del 2002 e su sollecitazione di cittadini musulmani residenti nel nostro Paese, aveva inviato allo Stato italiano un poderoso dossier per chiedere la sua estradizione o di aprire contro di lei e contro i suoi editori un procedimento penale per i contenuti del suo primo libro, e ciò sulla base delle norme antirazzismo contenute negli articoli 261 e 261 bis del nostro Codice penale.
 

La strategia islamica per conquistare l’Europa

Se proprio si voleva censurare un libro e impedirne la diffusione, forse sarebbe stato meglio cominciare con il Corano, che da molte sue pagine sprizza razzismo e incitamenti all’odio e alla violenza contro tutti coloro che non sono musulmani. Ma anche contro i musulmani che non sono pronti a uccidere e farsi uccidere per diffondere la loro religione. E’ anche per ricordare a tutti la lungimiranza di Oriana Fallaci, eroina dei nostri tempi, e per mettere in guardia chi non ha ancora aperto gli occhi su quanto sta avvenendo, che ho deciso di riproporre alcuni importanti passaggi contenuti nel libro “La forza della ragione”. Nel quinto capitolo di questo libro l’autrice rimprovera se stessa per non aver capito subito, già negli ultimi tre decenni del secolo scorso, la strategia islamica per la conquista dell’Europa: “ Non mi accorsi che, favorito dalla fine del nostro colonialismo, il medesimo flusso si verificava in Europa (…) Non compresi insomma che lungi dall’essere un normale flusso migratorio il fenomeno faceva parte di una strategia ben precisa, d’un disegno basato sulla penetrazione graduale non sull’aggressione brutale e diretta contro tutti i cani infedeli del pianeta. (…) Non lo comprese nessuno, del resto. La Guerra Fredda distraeva da tutto, fagocitava tutto. Non si parlava che di comunismo a quel tempo (…) Mai che si udisse la parola islamismo”...
 

“Il nemico non è solo Israele, ma pure l’Occidente”

Nel marzo del 1972 Fallaci intervistò George Habash (già medico e già cristiano), cioè il capo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, “ l’uomo al quale nei primi anni Settanta dovevamo la maggior parte degli attentati in Europa”. “ Habash mi spiegò che il nemico degli arabi non era Israele e basta: era anche l’Occidente (…) Tra i bersagli da colpire citò infatti l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera”. Ecco cos’altro disse Habash: “I palestinesi fanno parte della Nazione Araba. E’ dunque necessario che l’intera Nazione Araba entri in guerra contro l’America e contro l’Europa. Che contro l’Occidente si scateni una guerra totale. E la scatenerà. Avanzare passo per passo, millimetro per millimetro. Anno dopo anno. Decennio dopo decennio. Determinati, ostinati, pazienti. E’ questa la nostra strategia”. Fallaci scrive che quell’intervista le schiuse gli occhi, ma non glieli aprì del tutto. Ammette di non aver compreso che parlando di guerra da fare all’Occidente Habash non intendeva soltanto la guerra che si fa con le armi ma anche quella “che si fa rubando un paese ai suoi cittadini. Passo per passo, appunto, millimetro per millimetro. Anno dopo anno, decennio dopo decennio. Determinati, ostinati, pazienti. La guerra insomma che si fa con il vittimismo e l’asilo politico, con le donne incinte e i gommoni e le Bozze d’Intesa, con le pretese che di volta in volta diventano più arroganti. Oggi le festività islamiche, il venerdì, le cinque preghiere, la carne halal, il volto velato sui documenti. Domani il matrimonio islamico, la poligamia e magari la lapidazione dell’adultera o della stuprata”.
 

La guerra del Kippur e il ricatto del petrolio

Ad aprire definitivamente gli occhi alla Fallaci fu “ la straordinaria ricerca” che Bat Ye’or (pseudonimo della grande esperta dell’Islam che attualmente risiede nella Svizzera francese e autrice di “Islam and Dhimmitude”) pubblicò nel dicembre del 2002 sull’Observatoire du Monde Juif. Ed ecco come la Fallaci spiega quel che dice la ricerca di Bat Ye’or, saggista ebraica egiziana naturalizzata britannica. Il 16 e 17 ottobre del 1973, durante la guerra del Kippur (quando Egitto e Siria avevano attaccato Israele), i rappresentanti dell’Opec (l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, fondata nel 1960) si riunirono nel Kuweit e decisero di quadruplicare il prezzo del petrolio, annunciando nel contempo una riduzione dell’estrazione di petrolio e un embargo agli Stati Uniti, alla Danimarca e all’Olanda, e minacciando di estendere l’embargo a tutti quei Paesi che avessero respinto o non sostenuto le loro richieste politiche. Quali erano queste richieste? Il ritiro di Israele dai territori occupati, il riconoscimento dei palestinesi, la presenza dell’Olp in tutte le trattative di pace e l’applicazione del principio contenuto nella Risoluzione 242 dell’Onu (quella che vieta di acquisire territori attraverso la guerra). “I nove Paesi della Cee – osserva Fallaci – cedettero al ricatto”. Diciannove giorni dopo firmarono a Bruxelles un documento che accoglieva in toto le richieste dell’Opec. Alcuni giorni dopo, su iniziativa della Francia (Pompidou) e della Germania (Brandt) si decise di aprire un dialogo con il mondo arabo “ e anzi gettare le basi per una solida amicizia con la Lega Araba”. Pochi giorni dopo il Dialogo Euro-Arabo ebbe inizio con l’incontro al vertice di Copenhagen “e l’estate seguente i convegni o colloqui si susseguirono a un ritmo quasi scandaloso”.
 

La congiura per vendere l’Europa all’islam

Nel luglio del 1974 alla Conferenza di Parigi venne costituita l’Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Araba (organismo composto da deputati e senatori scelti dai vari Governi della Cee). “Si trattò di una congiura eseguita alla luce del sole – si stupisce Fallaci – sotto gli occhi di tutti, davanti alle camere da presa della TV e condotta da leader famosi (…) con tale sfacciataggine che nessuno se ne accorse”. E pian piano l’Europa venne venduta all’Islam. Nel 1974, alla Conferenza di Rabat, i governi europei accettarono in pieno le condizioni che la Lega Araba aveva posto a proposito di Israele e dei palestinesi. Nel 1975, a Strasburgo, l’Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Araba istituì un Comitato Permanente di ben 360 funzionari da tenere a Parigi. Sempre in quell’anno venne fondata “Eurabia”, una “terrificante rivistina” che per la Fallaci comprova che nel 1975 l’Europa era già stata venduta all’Islam! Gli “esecutori ufficiali della congiura”, ossia i fondatori della “rivistina”, furono l’Association France-Pays Arabes di Parigi, il Middle East International Group di Londra, il Groupe d’Etudes sur le Moyen Orient di Ginevra e il Comitato Europeo di Coordinamento delle Associazioni di Amicizia del Mondo Arabo.
 

La risoluzione che avviò l’immigrazione araba

Fallaci confessa che la lettura del secondo numero della “rivistina” le diede i brividi. Esso conteneva le proposte presentate dal belga Tilj Declerq (membro della già citata Associazione Parlamentare) al Convegno del Cairo – che le approvò – e poi integrate nella Risoluzione di Strasburgo (giugno 1975). E sapete di che parla questa Risoluzione?
 


 

“Dei futuri immigrati – scrive la Fallaci – per l’esattezza degli immigrati che i paesi arabi spediranno insieme al petrolio in Europa”.
 

Ecco alcuni stralci di quella Risoluzione riportati nel libro della Fallaci:

“Una politica a medio e lungo termine deve d’ora innanzi essere formulata attraverso lo scambio della tecnologia europea con il greggio e con le riserve di mano d’opera araba. Scambio che portando al riciclaggio dei petrodollari favorirà in Europa e in Arabia una completa integrazione economica. O la più completa possibile (…). L’associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Araba chiede ai governi europei di predisporre provvedimenti speciali per salvaguardare il libero movimento dei lavoratori arabi che immigreranno in Europa nonché il rispetto dei loro diritti fondamentali. Tali diritti dovranno essere equivalenti a quelli dei cittadini nazionali”.
 

“Diffondere” la cultura araba in Europa

La risoluzione si sofferma anche sulle esigenze che sorgeranno quando “l’umana merce di scambio” (come la definisce la Fallaci) giungerà in Europa. Anzitutto “l’esigenza di mettere gli immigrati e le loro famiglie in grado di praticare la vita religiosa e culturale degli arabi”. Poi “la necessità di creare attraverso la stampa e i vari organi di informazione un clima favorevole agli immigrati e alle loro famiglie”. Infine, quella di “esaltare attraverso la stampa e il mondo accademico il contributo dato dalla cultura araba allo sviluppo europeo”.
 

Temi, questi, che dal Comitato Misto di Esperti vennero ripresi con le seguenti parole: “Insieme all’inalienabile diritto di praticare la loro religione e di mantenere stretti legami coi loro paesi d’origine, gli immigrati avranno quello di esportare in Europa la loro cultura. Ossia di propagarla e diffonderla” (“hai letto bene?” scrive inorridita la Fallaci. E più avanti osserva che proprio questi due punti dovevano avviare l’islamizzazione dell’Europa, la trasformazione dell’Europa in Eurabia…).
 

Prosegue la Fallaci: “Al Cairo il Comitato Misto degli Esperti fece anche qualcos’altro. Chiarì che dal campo puramente tecnologico la cooperazione europea avrebbe dovuto estendersi al campo bancario, finanziario, scientifico, nucleare, industriale e commerciale. Affermò che oltre ad inviare mano d’opera i paesi arabi si impegnavano ad acquistare in Europa “massicce quantità di armi” (…) E non fu allora che gli arabi incominciarono a fare shopping in Europa? (…) Tutto compravano, tutto. Calzolerie, grandi alberghi, acciaierie, antichi castelli, linee aeree, case editrici e cinematografiche (...)”. Facciamo un passetto indietro, al 1974. Quell’anno, ricorda la Fallaci nel primo capitolo del suo libro, a Lahore (Pakistan) si svolse il convegno dell’Organizzazione della conferenza islamica (l’associazione che raggruppa tutti i Paesi islamici, che attualmente sono 57). Il convegno si concluse con una delibera che includeva il progetto di trasformare il flusso degli immigrati nel continente europeo (a quel tempo un flusso modesto) in “preponderanza demografica”. E c’è ancora chi sostiene che quella della “Grande Sostituzione” dei popoli europei sia una teoria razzista…
 

Il ruolo del Vaticano nell’islamizzazione dell’Europa

Poi la Fallaci si scaglia anche contro la Chiesa Cattolica, “che non sa più dove va e che sul pietismo, il buonismo, il vittimismo ha costruito un’industria”.
 

In particolare se la prende con le associazioni cattoliche che amministrano il sussidio statale agli immigrati, che si oppongono alle espulsioni anche se chi deve essere espulso è stato colto con l’esplosivo o con la droga in mano, che “procurano l’asilo politico, nuova formula dell’invasione”. Fu proprio con l’aiuto del Vaticano che venne messo a segno quello che la Fallaci definisce “il colpaccio”, ossia “la seconda parte della congiura”, quella destinata a islamizzare l’Europa mediante la propagazione e la diffusione della cultura araba. La data fatidica è il 28 marzo 1977, quando il Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamistica del Vaticano (assieme all’Istituto per l’Oriente di Roma e la Facoltà di Lingue straniere dell’Università di Venezia) organizzò alla Ca’ Foscari di Venezia il primo Seminario sui Mezzi e sulle Forme di Cooperazione per la Diffusione della Lingua Araba e della sua Civiltà Letteraria (sotto il patrocinio del presidente della Cee e del segretario generale della Lega Araba). Dopo tre giorni il seminario si concluse con una Risoluzione che all’unanimità chiedeva la diffusione della lingua araba nonché della cultura araba in Europa. “E da quel momento – annota la Fallaci – i professorini non si fermarono più e per dimostrare la superiorità dell’Islam non fecero che riscrivere la Storia (…). Riscriverla, falsarla, cancellarla”. A mo’ di esempio ricorda quanto accadde nell’aprile del 1983, quando il ministro degli esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher inaugurò per il Dialogo Euro-Arabo il Simposio di Amburgo, “e per un’ora cantò la grandezza, la misericordia, la benignità, la ineguagliabile ricchezza-scientifico umanistica della civiltà islamica”. Quel Simposio durante il quale “quasi tutti chiesero rispettosamente scusa per il colonialismo, che gli ingrati europei avevano inflitto” ai paesi arabi (e chi chiederà scusa agli europei per il colonialismo che i paesi arabi stanno infliggendo a loro con la complicità dei governi europei…?). In quel simposio si parlò anche di immigrati, e il vocabolo “equivalenza” utilizzato nella risoluzione di Strasburgo del 1975 divenne “uguaglianza”, “ e proprio lì s’incominciò a dire che i diritti degli immigrati musulmani (non buddisti o induisti o confuciani o greco-ortodossi) dovevano essere uguali ai diritti dei cittadini che li ospitavano. Proprio lì s’incominciò a sollecitare misure per “incrementare la loro presenza nei sindacati, nei municipi, nelle università, nonché per esplorare la loro partecipazione alla vita politica del paese ospitante” (leggi: voto). E da quel giorno i congressi, i convegni, i colloqui, i seminari, i simposi divennero sempre di più un’orgiastica apoteosi della civiltà-islamica. Uno svilimento o addirittura una condanna della civiltà occidentale”.
 

Lodi occidentali alla “superiorità” dell’Islam

Nel libro “La forza della ragione” vien riportato un altro episodio emblematico. Nel maggio del 1991 l’Assemblea Parlamentare dell’Unione Europea (in collaborazione con il Consiglio d’Europa e su proposta della Fundacion Occidental de la Cultura Islamica) organizzò a Parigi un convegno dal titolo “Il contributo della civiltà islamica alla cultura europea”, al quale presero parte praticamente solo delegati europei. Gli interventi effettuati durante quel convegno vennero raccolti in un volume di 185 pagine fitte, la cui lettura ha fatto sdegnare e anzi sgomentare la Fallaci, perché le ricordava il saggio intitolato “Allahs Sonne über dem Abendland” (“ Il Sole di Allah brilla sull’Occidente”) in cui l’orientalista Sigrid Hunke (una “fottuta nazista” che in una tesi di laurea del 1935 diceva che la pulizia razziale era un compito urgente) sosteneva l’assoluta superiorità dell’Islam e affermava che l’influenza esercitata dagli arabi sull’Occidente è stata il primo passo per liberare l’Europa dal Cristianesimo. Dopo aver confutato l’asserita superiorità dell’Islam (cfr. cap. 7 del suo libro) la Fallaci scrive “Lo sappiamo bene che nel passato remoto dell’Islam ci sono stati anche uomini intelligenti, anzi eccezionali. L’intelligenza non ha confini, riesce sempre a penetrare il muro dell’idiozia costituzionalizzata (…) Ma a parte il fatto che una rondine non fa primavera, l’Islam ha sempre perseguitato e zittito i suoi uomini intelligenti. Incominciando dal grande Averroè, accusato di eterodossia per la sua opera “la distruzione della distruzione” (…) e imprigionato a Fez (in Marocco) come un delinquente, riottenendo la libertà qualche mese prima di morire”.
 

L’eroe norvegese Hallgrim Berg

Rileggendo le 185 pagine del convegno di Parigi la Fallaci dice di aver visto “un unico eroe”, il parlamentare norvegese Hallgrim Berg, che il 9 settembre del 1991, davanti all’Assemblea di Strasburgo in procinto d’approvare il rapporto del convegno di Parigi, chiese la parola (che gli fu poi tolta dopo qualche minuto) per denunciare il fatto che quel rapporto non era un documento culturale bensì un documento politico che serviva solo a puntellare gli interessi dell’Islam in Europa. Fra l’altro disse: “Non è un rapporto innocente come sembra. Non lo è, anzitutto, perché non spende una parola sull’abominevole trattamento che le donne subiscono nella cultura islamica (…), perché anziché toccare il tema dei Diritti Umani nell’Islam lo evita. Un rapporto che in più tace le verità del problema palestinese, il dilagare del fondamentalismo, gli aspetti negativi dell’Islam (…) Voi chiedete ad esempio che siano ritirati i testi scolastici nei quali non si parla del contributo dato dall’Islam allo sviluppo culturale dell’Europa. E loro? Abbiamo qualche ragione di credere che loro intendano fare lo stesso, ossia spiegare nei Paesi islamici il gran contributo che il Cristianesimo e i valori occidentali hanno dato ovunque e a chiunque? Chiedete anche di introdurre nel nostro sistema scolastico, cioè nelle nostre università, in particolare nelle nostre facoltà di giurisprudenza, lo studio della Legge Coranica. E loro? Abbiamo qualche motivo di ritenere che lo studio delle nostre leggi e del nostro pensiero venga introdotto nelle loro facoltà di giurisprudenza, nelle loro università, nelle loro scuole? (...)”. Ma malgrado questa appassionata difesa dei valori occidentali il rapporto venne approvato all’unanimità, diventando la “Recommandation 1162 sur la Contribution de la Civilisation Islamique à la Culture Européenne”. “Documento – scrive la Fallaci - che, suggerendo norme ancor più tolleranti in materia di immigrazione, invitava a rivedere o a ritirare dalle scuole i testi non sufficientemente rispettosi verso l’Islam. Invitava anche a introdurre lo studio del Corano nelle facoltà di giurisprudenza, teologia, filosofia e storia”. Ecco la storia del suicidio di una civiltà.
 

GIORGIO GHIRINGHELLI

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