Era tutto ampiamente prevedibile. A Bruxelles la modifica delle regole sulla disoccupazione dei frontalieri è sul tavolo da quasi un decennio e la Lega dei Ticinesi aveva già lanciato l’allarme nel 2017 con il primo atto parlamentare presentato a Berna sul tema.
Oggi, di fronte all’ennesimo diktat europeo, il Consiglio federale deve chiarire immediatamente – come da mozione Quadri presentata in Consiglio nazionale - che la Svizzera non è disposta ad accettare questa nuova imposizione ai danni del nostro Paese.
L’obbligo di farsi carico della disoccupazione dei frontalieri significherebbe infatti mettere ulteriormente sotto pressione il sistema sociale elvetico, con il
risultato di dover aumentare i prelievi salariali a carico dei lavoratori svizzeri.
Il Canton Ticino, inoltre, sarebbe costretto a potenziare a proprie spese gli Uffici regionali di collocamento, per far fronte alle iscrizioni dei permessi G.
Anche se i due temi non sono direttamente collegati, la decisione di Bruxelles conferma una cosa: il Consiglio di Stato ticinese ha fatto bene a bloccare 50 milioni di franchi di ristorni dei frontalieri.
Sarebbe assurdo che un domani, oltre ai ristorni, la Svizzera fosse chiamata anche a finanziare la disoccupazione dei titolari di permesso G. La misura è colma: Berna deve difendere gli interessi del Paese e del Ticino, senza subire passivamente decisioni prese altrove.