Il Municipio di Lugano ha deciso di mantenere Filippo Lombardi nel Consiglio di amministrazione di AIL SA nonostante il raggiungimento del limite d’età previsto dallo statuto. Una scelta che l’UDC giudica incompatibile con le regole della società e con la volontà espressa dal Consiglio comunale.
Il gruppo democentrista è quindi tornato alla carica con un’interrogazione, primo firmatario Alain Bühler, chiedendo all’Esecutivo su quale base possa disapplicare una disposizione statutaria chiara. L’articolo 19 stabilisce infatti che i consiglieri possano essere rieletti per un massimo di tre mandati e comunque soltanto fino al compimento del settantesimo anno di età.
Secondo il Municipio, la permanenza di Lombardi sarebbe giustificata dal ritardo nell’elaborazione delle nuove regole di governance delle partecipate, dalla necessità di garantire continuità nei lavori sul Piano energetico comunale e dall’esistenza di una prassi che avrebbe già consentito in passato di superare il limite d’età.
Argomenti che non convincono l’UDC. Gli interroganti ricordano che il limite dei 70 anni era stato fissato consapevolmente dal Legislativo. Nel rapporto dell’11 gennaio 2000 sul relativo messaggio municipale, la Commissione speciale propose infatti «di aumentare l’età massima di appartenenza al Consiglio di amministrazione da 65 a 70 anni». Una scelta precisa, poi approvata dal Consiglio comunale.
Il punto politico è dunque semplice: il Municipio può ignorare una regola statutaria soltanto perché ritiene opportuno mantenere in carica un determinato amministratore? E soprattutto, quali sarebbero i precedenti invocati per sostenere l’esistenza di una prassi consolidata?
L’interrogazione pone anche una questione più delicata. L’UDC chiede se siano state verificate le possibili conseguenze della presenza nel Cda di un membro che, secondo la lettura degli interroganti, non avrebbe più titolo statutario a sedervi. Il dubbio riguarda la validità delle decisioni assunte con la sua partecipazione e le indennità versate dopo il superamento del limite.
Il partito domanda inoltre entro quale termine il Municipio intenda ripristinare una composizione del Cda conforme all’articolo 19. AIL SA è una società interamente pubblica e, proprio per questo, le regole non possono diventare facoltative a seconda delle convenienze del momento.
C’è poi un problema istituzionale. L’UDC critica il fatto che il Consiglio comunale abbia appreso dai giornali una decisione già discussa dal Municipio e accompagnata da pareri giuridici. L’Esecutivo avrebbe riconosciuto che la situazione si era «determinatasi in applicazione dello statuto», salvo poi scegliere di non trarne le conseguenze.
«Il Consiglio comunale non può venire a conoscenza delle scelte del proprio Esecutivo leggendo il giornale», sottolineano i democentristi. E precisano che la questione non riguarda le capacità personali di Lombardi: «Non è in discussione la competenza di Filippo Lombardi. È in discussione il rispetto dello statuto, della volontà del Consiglio comunale e delle garanzie che lo stesso Municipio aveva dato pubblicamente appena un anno fa».
Ora la palla passa al Municipio. La risposta dovrà chiarire se a Lugano gli statuti delle partecipate pubbliche siano regole vincolanti oppure semplici indicazioni da applicare soltanto quando non ostacolano le scelte politiche dell’Esecutivo.






