Ticino, 10 settembre 2026

Lavorare di più senza perdere gli aiuti: «Più lavori, più ti resta»

Una mozione chiede di riformare la LAPS: più incentivi a chi aumenta l’attività lavorativa, meno effetti soglia e una distinzione netta tra sostegno sociale e misure promozionali.

Il principio è semplice: chi lavora di più deve poter tenere in tasca una parte concreta del reddito aggiuntivo. È questo il cuore della mozione «Più lavori, più ti resta», presentata in Gran Consiglio da Stefano Tonini, che chiede una revisione della LAPS per rafforzare gli incentivi al lavoro e ridurre gli effetti soglia.
 

Oggi può accadere che un aumento del grado d’occupazione o del salario venga quasi interamente assorbito dalla riduzione simultanea delle prestazioni sociali. La mozione cita un esempio puramente illustrativo: 600 franchi di salario in più, ma 500 franchi di prestazioni in meno. Il guadagno reale sarebbe appena di 100 franchi.
 

La proposta chiede quindi di introdurre una franchigia temporanea supplementare sul maggior reddito da lavoro e, dove opportuno, incentivi transitori o rimborsi delle spese direttamente legate al rientro nel mercato del lavoro. L’obiettivo è fare in modo che iniziare un’attività, aumentare la percentuale lavorativa o consolidare un impiego convenga davvero.
 

Il modello dovrebbe estendere a tutta la LAPS un principio già presente, almeno in parte, nell’assistenza sociale ticinese, dove esiste un supplemento d’integrazione collegato alle misure di inserimento socio-professionale. La mozione chiede però un salto di qualità: non più strumenti isolati, ma un criterio generale che metta integrazione, reintegrazione professionale e autonomia economica davanti alla dipendenza durevole dalle prestazioni.
 


 

Un altro punto riguarda la distinzione tra sostegno sociale e misure promozionali. La rete di base deve continuare a garantire aiuto a chi ne ha diritto, ma gli incentivi aggiuntivi di natura economica, professionale o familiare dovrebbero essere separati e, nella misura consentita dal diritto superiore, riservati ai cittadini svizzeri e agli stranieri titolari di permesso C.
 

La mozione chiede inoltre di riesaminare l’assegno integrativo e l’assegno di prima infanzia. AFI e API, secondo i promotori, dovrebbero essere configurati chiaramente come prestazioni sociali legate al bisogno e alla sussidiarietà, mentre le vere misure di promozione familiare dovrebbero essere disciplinate separatamente.
 

Il testo affronta anche le conseguenze sul diritto degli stranieri e sulla politica dei permessi. Il Consiglio di Stato viene invitato a chiarire fino a che punto una modifica sostanziale di AFI e API possa incidere sulla loro qualificazione giuridica e quali limiti derivino dal diritto federale, dalla libera circolazione e dagli altri obblighi internazionali.
 

Tra le richieste figura anche una maggiore trasparenza sui costi: il Governo dovrebbe quantificare, per ciascuna prestazione LAPS e in particolare per AFI e API, quanti beneficiari sono cittadini svizzeri, quanti hanno un permesso C e quanti dispongono di altri statuti di soggiorno, indicando anche gli importi annui versati.
 

La mozione chiede infine simulazioni concrete sugli effetti della riforma: quanto reddito aggiuntivo rimarrebbe davvero a chi aumenta il proprio lavoro, quanto costerebbero gli incentivi e quale impatto potrebbero avere sulla dipendenza dalle prestazioni.
 

Il messaggio politico è chiaro: la rete sociale deve restare solida per chi è in difficoltà, ma non deve trasformarsi in un sistema che rende sconveniente lavorare di più. L’autonomia economica deve tornare a essere l’obiettivo, non l’eccezione.
 

Fonte: Mozione «Più lavori, più ti resta» del 2 settembre 2026. Presentata da Stefano Tonini e Alessandro Mazzoleni. Cofirmatari: Raffaella Zucchetti, Omar Balli, Sem Genini, Stefano Quadri.

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