Non è mai stato concordato alcun prezzo per l’acquisto dei caccia F-35 e quasi nessuno ha letto il contratto di compravendita. Inoltre, l'allora ministra della Difesa Viola Amherd aveva informato i suoi colleghi del Consiglio federale del fiasco solo dopo aver annunciato le proprie dimissioni. È quanto rileva la Commissione della gestione (CdG-N) del Consiglio nazionale in un rapporto pubblicato martedì che sta scuotendo la Berna federale e i cui contorni non sono ancora del tutto chiari.
Un aspetto particolarmente singolare della vicenda è che il servizio giuridico interno di Armasuisse non sia stato affatto coinvolto nelle trattative. Secondo il rapporto della CdG-N, non aveva nemmeno accesso al contratto, nonostante svolga solitamente un ruolo centrale nelle acquisizioni.
Dal rapporto emerge che Amherd decise di ricorrere a una consulenza legale esterna senza indire una gara d’appalto pubblica. La scelta ricadde sullo studio legale Homburger AG, grazie alla sua esperienza nei contratti internazionali, ma anche perché altri studi erano apparentemente già impegnati in altri mandati per il Dipartimento della difesa (DDPS).
Homburger aveva già esaminato la plausibilità della procedura di selezione e confermato, in un secondo parere, un prezzo fisso di circa sei miliardi di franchi. La Commissione critica questa scelta, poiché lo studio si trovava così in una posizione di potenziale conflitto d'interessi in quanto ha intrattenuto rapporti diretti con le autorità statunitensi e assunto vari altri compiti, in particolare nelle relazioni con i media e il pubblico. Complessivamente, il DDPS ha speso circa 2,5 milioni di franchi per i suoi servizi negli ultimi quattro anni con tariffe orarie che oscillano tra i 490 e gli 890 franchi.
I giuristi interni di Armasuisse avrebbero potuto accorgersi che non era stato concordato alcun prezzo fisso? La questione si pone con particolare forza dato che il servizio giuridico è specializzato in operazioni FMS (Foreign Military Sales) e che, secondo la CdG, Homburger non possiede alcuna competenza comprovata in materia né nel diritto statunitense. La raccomandazione di Homburger, formulata all'inizio delle trattative contrattuali, di coinvolgere uno studio legale americano non è stata inizialmente accolta dal DDPS.
Il DDPS riteneva apparentemente che il servizio giuridico «non disponesse delle capacità necessarie per un'operazione di tale complessità». Secondo il rapporto della CdG, tale posizione è «poco convincente» e rappresenta una «contraddizione diretta» rispetto alla missione di Armasuisse quale centrale d'acquisto specializzata nel settore degli armamenti. Il servizio giuridico dovrebbe svolgere un ruolo chiave nelle trattative e il ricorso a consulenti esterni dovrebbe avvenire solo in casi eccezionali.
Un portavoce del DDPS non ha risposto alle domande della stampa relative al servizio giuridico interno e alla sua esclusione dalle trattative, affermando che spetta ora al Consiglio federale prendere posizione sul rapporto della CdG.
«Cerchiamo di fornire quante più informazioni corrette possibile, quando siamo in grado di farlo», ha dichiarato Nicole Lamon, vicecancelliere e portavoce del Consiglio federale, durante la conferenza stampa dell'Esecutivo di mercoledì, citato da «20 minuten». Alla domanda specifica sul numero di collaboratori del servizio giuridico, non ha saputo fornire cifre.
Anche semplici domande di fatto, come «Quanti collaboratori lavorano nel servizio giuridico interno?» o «Quanto costa annualmente?», sono rimaste senza risposta anche dopo un sollecito, con la motivazione che erano state poste «in relazione al rapporto».
«È un'argomentazione singolare», commenta Martin Stoll, direttore dell'associazione sulla trasparenza Öffentlichkeitsgesetz.ch, in merito all'atteggiamento del DDPS. Si tratta, in fondo, solo di illustrare le strutture amministrative. «Il rifiuto di fornire tali informazioni non è coperto dalla legge sulla trasparenza», afferma. «Il rapporto della CdG evidenzia inoltre una notevole disorganizzazione nell'archiviazione dei documenti presso il DDPS». La commissione ha infatti constatato che non tutti i documenti pertinenti al dossier erano stati archiviati, come prescritto dalla legge.











