Svizzera, 17 settembre 2026

In Svizzera circa 743'000 persone vivono al di sotto della soglia di povertà (e molti di più rischiano di caderci)

Quasi un abitante della Svizzera su dieci vive al di sotto della soglia della povertà, e molti di più sono esposti al rischio di caderci. A lanciare l'allarme sono i Centri sociali protestanti che ritengono insufficienti le misure adottate finora dalle autorità.

Riunitisi mercoledì mattina a Losanna davanti ai media per lanciare la loro campagna annuale, i Centri sociali protestanti (CSP) di Berna-Giura, Ginevra, Neuchâtel e Vaud hanno voluto evidenziare il divario tra le statistiche disponibili, i dispositivi esistenti e la realtà riscontrata sul campo. Queste organizzazioni di ispirazione protestante che offrono aiuto sociale e denunciano le condizioni di povertà e precarietà nel paese hanno inoltre formulato tre priorità per proteggere, armonizzare e misurare meglio i diversi livelli di sussistenza minima in Svizzera.

Alla fine di novembre 2025, la Confederazione aveva pubblicato il primo monitoraggio nazionale della povertà, raccogliendo e sintetizzando una serie di informazioni e conoscenze sul fenomeno nel Paese. Tale documento funge anche da base per la strategia nazionale contro la povertà prevista entro il 2027. Il verdetto era chiaro: la Svizzera non ha raggiunto il suo obiettivo di riduzione della povertà. Il tasso di povertà è aumentato nell'arco di dieci anni (soprattutto tra il 2014 e il 2017), ma dal 2017 si è poi relativamente stabilizzato su un livello prossimo all'8% della popolazione.



È quanto emerge dai dati dell'ultimo anno rilevato: l'8,4% della popolazione, ovvero circa 743'000 persone, viveva al di sotto della soglia di povertà. Secondo il monitoraggio, senza le prestazioni sociali, il tasso di povertà assoluta avrebbe raggiunto il 16,4% della popolazione, pari a quasi 1,5 milioni di persone. Va inoltre segnalato che anche il 4,3% delle persone occupate viveva al di sotto della soglia di povertà: si tratta di circa 175'000 lavoratori e lavoratrici.

Oltre a questa stagnazione, ciò che preoccupa i CSP è anche il fatto che «la precarietà supera le statistiche ufficiali», secondo Bastienne Joerchel, presidente di CSP.ch e direttrice della sede vodese. «Una parte significativa della popolazione vive appena al di sopra delle soglie di riferimento», sottolinea.

I CSP riferiscono di vedere ogni giorno nuclei familiari che lavorano, famiglie, persone sole o pensionati il cui «budget non consente praticamente alcun imprevisto». «Sul campo emergono altri segnali: un maggiore ricorso agli aiuti alimentari, richieste di sostegno finanziario d'emergenza o l'alternanza tra autonomia e assistenza sociale. Non tutte queste realtà sono visibili nelle statistiche pubbliche», ha riassunto Caroline Regamey, responsabile delle politiche sociali e della ricerca presso CSP Vaud.

Guardare oltre le statistiche porta anche a interrogarsi sulle soglie stesse: cosa comprende concretamente il minimo vitale, sempre più spesso insufficiente, a cui fanno riferimento? «In Svizzera non esiste un unico minimo vitale. Le prestazioni complementari AVS/AI, il minimo vitale impignorabile nelle procedure di esecuzione, l'assistenza sociale, i regimi di assistenza legati all'asilo o gli aiuti d'emergenza si basano su parametri e quadri giuridici differenti. A ciò si aggiungono le disparità cantonali», ha osservato Regamey.

Secondo i CSP, l'entità di alcune disparità richiede un dibattito nazionale sulla coerenza del sistema e sulle condizioni per una vita dignitosa. È necessario, a loro avviso, iniziare con l'adeguamento delle prestazioni sociali.

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