Svizzera, 20 settembre 2026

Il Consiglio federale deve comunicare all'UE che non adotterà la riforma sulla disoccupazione dei frontalieri

Il Consiglio federale deve comunicare all'Unione europea che la Svizzera non intende adottare la riforma dei disoccupati frontalieri. È quanto ha chiesto il Consiglio nazionale nel corso di una sessione straordinaria. La camera bassa ha infatti approvato una mozione del gruppo UDC contrario all'idea che Berna possa recepire la riforma dell'UE sull'indennità di disoccupazione per i frontalieri.

Bruxelles ha infatti stabilito di recente che, d'ora in poi, sarà il Paese in cui si svolge l'attività lavorativa a farsi carico delle indennità di disoccupazione dei frontalieri, e non più quello di residenza. Per la Svizzera, che conta 410'000 lavoratori provenienti dai Paesi limitrofi, il conto potrebbe lievitare enormemente; e Berna dovrà verosimilmente adeguarsi. «Tra i 600 e i 900 milioni di franchi all'anno: ecco quanto questa riforma potrebbe costare alla nostra assicurazione contro la disoccupazione, secondo la SECO», ha sottolineato Céline Amaudruz (UDC/GE). «I redditi percepiti da noi sostengono anche le regioni limitrofe, eppure ora ci si chiede di assumere una quota maggiore degli oneri legati alla disoccupazione. Avere la botte piena e la moglie ubriaca, con la Svizzera a pagare il conto», ha criticato la deputata ginevrina, ricordando che la Svizzera contribuisce già all'indennità dei frontalieri: «Rimborsa tre mesi di prestazioni allo Stato di residenza, e cinque in alcuni casi».

Il Consiglio federale segue da vicino l'evolversi della situazione, ma ritiene prematuro prendere una decisione definitiva sull'eventuale recepimento del regolamento UE. «Il Presidente della Confederazione Guy Parmelin, incaricato di questo dossier, condurrà negoziati fermi e difenderà adeguatamente gli interessi della Svizzera, ne sono convinto», ha dichiarato il Ministro della Giustizia Beat Jans. «Al momento, semplicemente non abbiamo un quadro completo delle conseguenze che ciò comporterà per noi», ha spiegato. Invano. La mozione dell'UDC è stata approvata con 109 voti favorevoli e
72 contrari.



Il Consiglio nazionale, su iniziativa della destra, ha inoltre approvato gran parte di una mozione del gruppo UDC che chiedeva la revoca del passaporto svizzero per i cittadini con doppia nazionalità resisi colpevoli di atti di terrorismo o reati gravi. Sono state escluse dal provvedimento solo le persone considerate terroristi "potenziali".

La Camera del popolo ha inoltre deciso, con 101 voti contro 84, di dare seguito a una mozione di Gregor Rutz che chiede al Consiglio federale di revocare la modifica di prassi relativa alle domande d'asilo presentate da donne afghane. Dal luglio 2023, infatti, queste ultime possono ottenere l'asilo, anziché l'ammissione provvisoria prevista in precedenza. Secondo il deputato, il diritto "di fatto" di rimanere in Svizzera e di beneficiare della protezione sociale costituisce un incentivo a venire nel nostro Paese.

Il Consiglio nazionale ha anche approvato, con 126 voti favorevoli e 64 contrari, una mozione del gruppo PLR che chiede a Berna di modificare la legge per introdurre sanzioni mirate contro i paesi d'origine che non collaborano in materia di asilo. "La Svizzera registra tuttora domande da parte di persone che hanno soggiornato a lungo in paesi terzi dove non correvano alcun pericolo. Secondo la normativa vigente, la decisione di non entrare nel merito della domanda è possibile solo se il paese terzo è considerato sicuro. Tuttavia, nella pratica, i rimpatri falliscono spesso a causa della mancanza di accordi o del rifiuto di alcuni Stati di riammettere le persone interessate", ha sostenuto il gruppo.

Per contro, i deputati hanno respinto una mozione dell'UDC che chiedeva di concedere alla popolazione locale un diritto di veto sui nuovi centri di accoglienza per richiedenti l'asilo. Hanno respinto anche una mozione di Greta Gysin (Verdi/TI) volta a concedere un permesso di soggiorno agli stranieri ammessi provvisoriamente da oltre dieci anni. No anche a una mozione di Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE) che chiedeva di sospendere l'allontanamento di bambini con problemi di salute.

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