I Giovani UDC Ticino hanno inoltrato la loro risposta alla consultazione federale sulla revisione della legge sulla caccia (LCP), una modifica avviata dal Consiglio federale per permettere l’abbattimento di lupi problematici anche tra febbraio e maggio e nelle bandite federali di caccia, eliminando limiti territoriali e temporali che finora ostacolavano interventi rapidi e aumentando così la capacità di prevenire e ridurre i danni causati dal predatore.
La crescita della popolazione di lupo impone limiti chiari
Nonostante i miglioramenti, il progetto non affronta il nodo centrale della gestione del lupo: l’assenza di limiti massimi di popolazione.
I dati ufficiali mostrano una crescita molto rapida:
- 2020: 11 branchi
- 2023: 30 branchi
- 2026: oltre 40 branchi monitorati
In soli sei anni la popolazione è più che triplicata, espandendosi a nuovi Cantoni prealpini e alpini. Parallelamente, la pressione sugli allevatori è aumentata: costi di protezione in forte crescita, Alpi scaricate anticipatamente e predazioni che restano elevate nonostante gli sforzi.
La proposta dei Giovani UDC Ticino: un tetto massimo di 7 branchi
Per garantire una gestione efficace e sostenibile, i Giovani UDC chiedono che la revisione della LCP venga completata con l’introduzione di limiti massimi nazionali vincolanti di 7 branchi.
Questa soglia:
- garantisce la sopravvivenza della specie;
- assicura una distribuzione omogenea sul territorio svizzero;
- permette interventi tempestivi e non solo reattivi;
- riduce la pressione sulle regioni alpine e sull’allevamento.
La richiesta di fissare un limite massimo di 7 branchi è sostenuta anche da una petizione nazionale, che ha già raccolto oltre 3'000 firme da tutta la Svizzera.










