Un cancello chiuso basta a impedire l’ingresso di un cacciatore? E un cartello di divieto d’accesso va rispettato anche durante la caccia? Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini, per Più Donne, chiedono al Consiglio di Stato di chiarire dove finiscano le facoltà dei cacciatori e dove comincino i diritti dei proprietari.
Attraversare un bosco, entrare in un pascolo per cacciare e utilizzare un’arma sono situazioni diverse. Le deputate chiedono quali possibilità attribuisca effettivamente la patente e se sia consentito aprire cancelli o superare recinzioni senza il consenso del proprietario, oppure contro la sua volontà espressa.
Particolare attenzione viene riservata a cavalli, asini, bovini, pecore e capre. L’interrogazione solleva il rischio che spari o cani da caccia possano spaventare gli animali, provocandone la fuga o il ferimento contro una recinzione. Da qui le domande sulle eventuali distanze minime, sugli obblighi di controllo dei cani e sulle precauzioni richieste a chi caccia vicino a pascoli e stalle.
Un altro nodo riguarda i cartelli: quale valore hanno i divieti privati e gli avvisi che segnalano animali al pascolo? Le firmatarie chiedono di distinguere tra un divieto giuridicamente vincolante e una segnalazione di pericolo, chiarendo quali conseguenze possa avere ignorarli. Sul tavolo anche le responsabilità per i danni indiretti, come il ferimento di un animale dopo uno spavento, e la copertura dell’assicurazione obbligatoria dei cacciatori.
Merlo precisa nella comunicazione che accompagna l’atto: «Non vogliamo mettere in discussione la caccia, ma capire quali regole valgono concretamente». Al Governo vengono chiesti anche i dati sulle segnalazioni e sulle denunce dal 2021 al 2025 e, se disponibili, nei primi nove mesi del 2026, con gli eventuali accertamenti e provvedimenti. L’obiettivo dichiarato è sapere quali strumenti abbiano già oggi proprietari, agricoltori e detentori di animali per tutelarsi e a quali autorità possano rivolgersi.










