Ticino, 07 dicembre 2018

Non ha mai lavorato ed è pieno di debiti, ma può restare in Ticino

Non lavora e, a parte qualche mese di apprendistato, non ha mai lavorato. È indebitato. Ma potrà restare in Ticino. Il Tribunale amministrativo cantonale ha ribaltato una decisione del Dipartimento delle istituzioni, che nel 2016 aveva deciso di revocare il permesso di dimora a un cittadino portoghese, oggi 25enne. Su ricorso, il Consiglio di Stato aveva confermato la decisione dipartimentale.

Ma per il Tram il nullafacente portoghese deve invece poter restare in Svizzera.
Il giovane non ha praticamente mai lavorato in vita sua. Aveva intrapreso un apprendistato come addetto di cucina, ma l’aveva interrotto di sua volontà dopo nemmeno un anno, nel 2011. Aveva quindi beneficiato delle indennità di disoccupazione e, dal 2012, dell’assistenza pubblica. Nel 2015 aveva chiesto il rilascio di un permesso di domicilio, ma il Dipartimento delle istituzioni glielo aveva negato, in quanto non lavorava, dipendeva dall’aiuto sociale e aveva contratto diversi debiti. Gli aveva comunque rinnovato il permesso di dimora, avvertendolo però che se fosse rimasto a carico dello Stato o se avesse commesso un’infrazione all’ordine pubblico sarebbe stata presa in esame la possibilità
di revocarglielo. 

Un anno dopo la situazione debitoria del giovane era peggiorata, mentre quella lavorativa era rimasta immutata. Cioè sempre a casa a fare niente mantenuto dal contribuente. Il Dipartimento delle istituzioni aveva quindi deciso di revocargli il permesso e di invitarlo a lasciare la Svizzera. Egli si è però rivolto al Tram, esibendo un certificato medico per una “sindrome ansioso-depressiva” e annunciando di voler fare a meno dell’assistenza. A suo dire, avrebbe potuto essere mantenuto dalla madre, anch’essa cittadina portoghese al beneficio di un permesso di dimora. 

Il Tram ha incredibilmente accolto il ricorso del giovane, obbligando lo Stato a versargli 1'500 franchi a titolo di ripetibili. Egli è però stato avvertito che “non può pretendere di rimanere a carico della madre sine die, ritenuto che non è colpito da un'infermità che gli impedirebbe di lavorare e beneficiare di una rendita di invalidità completa”. Il nullafacente portoghese “dovrà pertanto fare tutto il possibile per procacciarsi un'attività lucrativa”.

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