Ticino, 28 novembre 2020
Polemica sulla nomina di un milanese alla nuova facoltà di medicina dell'USI
Come mai la nomina per il posto di primario di urologia e di professore ordinario di urologia presso la neanata facoltà di medicina dell’USI è andato a un milanese nonostante al concorso avessero partecipato anche degli svizzeri, tra i quali uno vivamente raccomandato dalla Società svizzera di urologia?
È quanto chiede la deputata Lara Filippini (UDC) in un’interrogazione firmata anche da altri granconsiglieri. La vicenda, se confermata, appare come una palese violazione del principio “Prima i nostri”. Gli interroganti ricordano infatti che il 16 gennaio 2018 il Gran Consiglio ha approvato una norma di legge secondo la quale nel settore sanitario, a parità di qualifiche, va privilegiato il candidato residente. Invece in questo caso è stato privilegiato il residente… a Milano.
In base alla ricostruzione degli interroganti sembra che i candidati selezionati per la scelta finale fossero quattro: due svizzeri e due milanesi. Poco prima dei colloqui personali uno dei due candidati svizzeri si è ritirato, per cui la scelta restava tra il professor Seiler-Blarer dell’Inselspital di Berna e i due milanesi.
Alcune settimane dopo si sarebbe sparsa la voce in maniera ufficiosa che

per la nomina fosse stato proposto il professor Gallina di Milano. A questo punto la Società svizzera di urologia avrebbe scritto una lettera all’USI e all’EOC schierandosi a sfavore del professore milanese e raccomandando invece il candidato svizzero.
Nonostante ciò il 12 novembre è stato nominato il professor Gallina del San Raffaele di Milano. Una violazione di “Prima i nostri”, sostengono gli interroganti, che non intendono mettere in discussione le capacità del professore milanese ma ricordano che tra i finalisti era presente pure un candidato svizzero di alto livello, tra l’altro classificatosi al secondo posto per il primariato dell’Ospedale universitario di Zurigo. Un professionista, dunque, sicuramente più che idoneo a occupare il posto di lavoro offerto da USI ed EOC.
Al Consiglio di Stato viene dunque chiesto se quanto riportato corrisponde al vero e, se sì, se non sarebbe opportuno intervenire “di fronte a una decisione chiaramente in totale contrasto con l’art. 8 cpv. 2 della Legge sull’EOC e la Legge sull'Università della Svizzera italiana, sulla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana e sugli Istituti di ricerca art.10a cpv. 3.