Sport, 19 gennaio 2021

“Negli States tira aria pesante ma non mi faccio condizionare”

Elvis Merzlikins sulla ripresa della NHL, sul Covid-19 e su Trump

COLUMBUS (USA) - La National Hockey League (NHL), il campionato più duro e più bello al mondo, è ripartito nella notte di mercoledì scorso. Fra mille incognite, fra incertezze e paure: una sorta di viaggio verso l’ignoto. D’altra parte, con il coronavirus che non accenna a diminuire, c’è il rischio che la stagione venga ridotta se non addirittura cancellata. Nel Nordamerica, e in particolare negli Stati Uniti, i numeri sono inquietanti: 22 milioni di contagi e oltre 300 mila morti. E anche lo sport è pesantemente toccato: tanti atleti sono finiti in quarantena se non in ospedale.

In NHL, perciò, i giocatori e lo staff tecnico sono costretti a lavorare in condizioni “ speciali”. Le restrizioni infatti li obbligano ad una vita anomala: casa, pista; pista, casa. Non il massimo, insomma. Una modalità a cui si è ormai abituato anche Elvis Merzlikins, da noi raggiunto telefonicamente alla vigilia della sfida inaugurale (persa 1-3) fra i suoi Columbus Blue Jackets e i Nashville Predators di Roman Josi.

L’ex portiere bianconero si è detto pronto e motivatissimo per la sua seconda stagione nordamericana. Sempre ottimista, sempre realista: “Perché tutto quello che ho fatto sinora non conta più. Soprattutto in un torneo come quello a cui partecipo e in cui non ti regala niente nessuno”, ricorda con toni fermi e sicuri.

Elvis: gli Stati Uniti stanno vivendo uno dei peggiori momenti della loro storia. Non bastasse la pandemia, ecco l’assalto al Campidoglio a Washington… 
Qui tira un’aria veramente pesante. I contagi aumentano, le gente è disorientata. Ma non solo: le manifestazioni di settimana scorsa nella Capitale hanno aumentato le paure degli americani che sembrano aver smarrito le loro certezze. Non pensavo mai di vedere una cosa simile. Washington, una città sotto assedio! Una brutta cosa. Io non posso far altro che stigmatizzare il comportamento dei sostenitori di Trump, augurandomi che nei prossimi mesi torni la calma. Detto ciò posso aggiungere che tutto questo non mi condiziona. Tiro dritto e penso soltanto a dare il massimo, come ho sempre fatto.

E intanto il coronavirus sembra inarrestabile.
I numeri dicono questo. Ma adesso arriva il vaccino e la speranza che la curva si abbassi. La gente non ne può più di questa situazione. E noi sportivi d’elité possiamo dirci privilegiati perché siamo sempre controllati e testati dai medici del nostro club. Ma dobbiamo stare sempre in campana, basta poco per farsi contagiare… 

Malgrado il Covid-19 e le restrizioni Elvis ha mantenuto il suo buon umore… 
Non si può far altro. Adesso è così, e perciò dobbiamo adattarci,
cercando di essere realisti e di capire che dobbiamo fare dei sacrifici e delle rinunce. Per il bene di tutti. In questo frangente non dobbiamo essere egoisti ma pensare alla collettività. Sono sicuro che alla lunga questa esperienza ci renderà più umani.

Veniamo alla nuova stagione. Elvis non vedeva l’ora di ricominciare.
Sono veramente felice. L’hockey è un modo di divertirsi e tenere la testa lontana dalla brutte cose. Questa per me è la seconda stagione, forse la più difficile, perché riconfermarsi è decisamente arduo. In questo campionato nulla è scontato, nulla è dovuto. Solo con un lavoro rigoroso e dedicato si può stare
a galla. Sono pronto e mi aspetto che la mia squadra possa arrivare ai playoff come lo scorso anno. L’obiettivo è alla nostra portata.

Per lei sarà la stagione della definitiva consacrazione…
I numeri dello scorso anno sono stati positivi: cinque shutout, oltre trenta partite disputate, un bilancio di parate del 92,3% e infine il premio di miglior giocatore della Lettonia, il mio Paese. Eppure l’inizio non fu dei più brillanti. Ero lontano da casa, ero abituato a Lugano, soffrivo di nostalgia. In America è tutto diverso: la vita e lo sport. Qui bisogna solo pensare al lavoro e trovare le coordinate giuste per poterlo svolgere bene. Ricordo che l’esordio fu quasi traumatico. Avevo in mente di sorprendere tutti e invece andò male. Ma non mollai! Anche quando rimasi per lungo tempo in panchina. In quel periodo furono importantissimi mia moglie e Hnat Domenichelli, il mio ex agente. Mi dicevano di tenere duro, che un giorno la situazione sarebbe cambiata. Detto fatto.

Un’esperienza utilissima.
Mi ha fatto capire tante cose. Mi sono detto: "Elvis non sei venuto in NHL per fare brutte figure". E allora, quando ho cominciato ad entrare in sintonia con la nuova realtà, mi sono sbloccato. Adesso sono tranquillo, riparto con parecchie certezze. Ma, ribadisco, non mi faccio illusioni: dovrò confermarmi e non sarà semplice.

Lo scorso anno Columbus si qualificò ai playoff. Ma durò poco…
Beccammo i Tampa Bay, futuri campioni della NHL, e fummo eliminati senza troppe storie. Loro erano più forti e infatti conquistarono la Stanley Cup. Quest’anno vogliamo provare ad arrivare il più lontano possibile. Ma ci sono troppi fattori che impediscono di fare delle previsioni: speriamo che il Covid -19 non influisca sull’esito sportivo. È un augurio.

Segue sempre il Lugano?
Mi informo sempre, ci mancherebbe. È la squadra del mio cuore!

M.A.

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