Sport, 06 maggio 2021
Lugano, l’inizio di “una nuova era”. Cosa dovremo aspettarci?
Col sempre più probabile arrivo di McSorley alla Cornèr Arena cambierà molto sotto l’aspetto del gioco e del fisico: anche dal mercato dovrà arrivare qualcosa
LUGANO – “La decisione più difficile presa fin qui da GM”. “Pelletier ha fatto un ottimo lavoro”. “Siamo alla fine di un ciclo, inizia una nuova era”. “La squadra si avvicina sempre di più a quella che è la mia visione dell’hockey”. Parole e musica di Hnat Domenichelli, il giorno stesso dell’addio ufficiale a Serge Pelletier. Quel Serge Pelletier preso in piena corsa a dicembre 2019, quando il Lugano navigava in pessime acque dopo la disastrosa esperienza firmata Kapanen, e sempre quel Serge Pelletier che la scorsa primavera era stato confermato in sella al club bianconero. Ma questa volta qualcosa è cambiato, neanche il secondo posto in regular season ha salvato l’ex head coach anche dell’Ambrì: la scoppola rimediata contro il Rapperswil gli sono costati il posto anche se, è giusto dirlo, quasi sicuramente il suo contratto in scadenza non sarebbe stato rinnovato in ogni caso (forse soltanto in caso di vittoria del titolo).
E allora? E allora, dopo aver salutato tutti quei giocatori che lasceranno Lugano, mentre il club inizia a confermare i rinnovi – Schlegel, Morini e Nodari – un po’ tutti siamo in attesa di capire due cose: chi arriverà in riva al Ceresio a difendere i colori bianconeri e, soprattutto, chi sarà l’head coach. O meglio… al 99% in panchina arriverà Chris McSorley: una scelta decisa, mirata, presa dall’intera società, ovvero da Vicky Mantegazza, dal CEO Marco Werder e supportata dallo stesso Hnat Domenichelli. Stando ai rumors l’ex

Ginevra dovrebbe firmare un triennale. I nodi, insomma, dovrebbero venire al pettine questa mattina durante la conferenza stampa indetta dal club alle 10.
E proprio pensando al “suo” Ginevra, potremmo immaginarci un Lugano molto più fisico, granitico, arrembante e battagliero. Le conseguenze? Qualche penalità in più? Qualche grida in più dalle parti della panchina? Qualche livido in più sui corpi sia dei bianconeri che degli avversari? Ma anche quel gioco in cui Loeffel è maestro: disco sul portiere da lontano e tanta bagare, tanta grinta nello slot avversario. Difficilmente i tifosi bianconeri potranno attendersi il gioco verticale e veloce del Davos di una volta, o del Rapperswil in questi playoff, impossibile attendersi un hockey fatto di movimenti e di ripartenze pazzesche come quelle dello Zugo, ma sicuramente dalle parti della Cornèr Arena non si dovrebbero più vedere quei dischi messi negli angoli con la speranza di poi uscire vittoriosi dalle assi.
Questa volta i duelli ci saranno sì, ma saranno nel centro del terzo offensivo. Dove fa più male. Senza ovviamente rinunciare alle qualità e alle doti degli esteti e dei finalizzatori dell’hockey, come i vari Arcobello, Fazzini, Boedker e Heed (a meno di sorprese dal mercato in uscita). Ma sarà fondamentale capire come Domenichelli si sia mosso dietro le quinte soprattutto in entrata: McSorley può andare bene, ma se non gli viene costruita una squadra adatta al suo di hockey… a Lugano rischiano di ritrovarsi punto e daccapo.