“Il paradosso – dice divertito Simonetti – é che la nostra società aveva i colori del Lugano. In Leventina per altro, come in Val di Blenio, la maggior parte della gente tifava per l’FCL”.
Simonetto Simonetti, figlio di emigranti italiani provenienti dalla Liguria e dalla Toscana, cresce nelle file del piccolo club bodiese. Ma debutta solo a 16 anni, perché allora non esistevano le categorie D, C e B. “ Avevo appena iniziato a fare l’apprendista metalcostruttore quando venni promosso in prima squadra. Uno dei miei primi allenatore fu Mario Erba, papà di Alberto, giocatore dell’ACB e dello Zurigo negli Anni Settanta. Insomma cominciai presto. E proprio in quegli anni mi fidanzai con Luciana, che conoscevo già da qualche anno. Siamo cresciuti insieme e siamo ancora qui, dopo tanti anni (ride, ndr)”.
In quegli anni Bodio era il centro pulsante della Leventina.
Furono tempi memorabili. La Monteforno aveva aperto i battenti subito dopo la seconda guerra mondiale e quindi la richiesta di mano d’opera era elevatissima. Mio padre, nato a La Spezia, fu uno dei primi ad essere assunto. Tutta la regione visse momenti d’oro: c’era lavoro e pure benessere. Tanti negozi, tanti bar e ristoranti ed un gran movimento, per quei tempi. In fabbrica, e non solo alla Monteforno, si lavorava 24 ore su 24 ore. C’erano almeno duemila dipendenti operativi. E il FC Bodio rifletteva un po’ il momento.Nella società c’erano personaggi di grande spicco, fra i quali anche Giovanni Morini, un ingegnere milanese. Fu grazie a lui se in un paio di circostanze, a metà anni Sessanta, giocammo delle amichevoli contro la grande Inter di Helenio Herrera. Una volta anche al nostro campo, al Ram. Presenti duemila spettatori, che per l’epoca erano tantissimi.
Non mancarono le figure caratteristiche.
Esatto. Come non ricordare a questo proposito Romano Acquistapace, grande talento calcistico, oppure Luigi Paglia, che poi andò a Bellinzona o Arnoldo “tubo” Lucchini, un vero e proprio factotum, che sapeva fare di tutto, dalla riparazione di unamacchina a quella di un lampadario. E poi CaioNessi, che veniva dal Mendrisiotto. O il massaggiatore Bruno Gatti, che sapeva cantare e ballare ed era un abile intrattenitore.
Non deve dunque sorprendere se l’ambiente di squadra e del club fu sempre eccellente.
Poi la squadra divenne ambiziosa.
Se non sbaglio nel 1960 fallimmo di poco la promozione in Lega nazionale B. Avevamo conquistato il primo posto di gruppo al pari del Blue Stars e fummo perciò costretti allo spareggio di Olten, nel quale segnai la rete decisiva. Nelle successive finali andò male: Martigny e Nordstern si dimostrarono migliori. Ma fu proprio in quella occasione che ci rendemmo conto di avere una squadra in grado di salire di categoria.
Detto fatto...
L’anno dopo andò decisamente meglio. Sotto la guida di Augusto Sartori sbaragliammo il campo. Porrentruy e Burgdorf dovettero arrendersi nel triangolare finale. In quella stagione segnai una quindicina di reti, 13 in campionato. Fu un trionfo. Un piccolo paese come il nostro era in Lega Nazionale B. Vi lascio immaginare il tripudio dei nostri tifosi.
La favola Bodio finisce nel 1963, con la relegazione in Prima Lega.
Non era facile sopravvivere in un torneo che probabilmente era fuori dalle nostre possibilità. Ci riuscimmo per una stagione ma poi ci dovemmo arrendere. Ma fu comunque una grande avventura, di cui ancora oggi si parla. E quando torno in Valle a trovare i parenti di mia moglie, coloro che c’erano mi fanno ancora una gran festa. Sono ricordi indelebili. Come quelli che appartengono alla storia del Lugano, società alla quale approdai l’anno successivo. E per seguire gli allenamenti partivo da Bodio alle 17 in treno e tornavo alle 21. Da notare che lavoravo in fabbrica dalle 6 alle 14. Che tempi!
M.A.
Poi la squadra divenne ambiziosa.
Se non sbaglio nel 1960 fallimmo di poco la promozione in Lega nazionale B. Avevamo conquistato il primo posto di gruppo al pari del Blue Stars e fummo perciò costretti allo spareggio di Olten, nel quale segnai la rete decisiva. Nelle successive finali andò male: Martigny e Nordstern si dimostrarono migliori. Ma fu proprio in quella occasione che ci rendemmo conto di avere una squadra in grado di salire di categoria.
Detto fatto...
L’anno dopo andò decisamente meglio. Sotto la guida di Augusto Sartori sbaragliammo il campo. Porrentruy e Burgdorf dovettero arrendersi nel triangolare finale. In quella stagione segnai una quindicina di reti, 13 in campionato. Fu un trionfo. Un piccolo paese come il nostro era in Lega Nazionale B. Vi lascio immaginare il tripudio dei nostri tifosi.
La favola Bodio finisce nel 1963, con la relegazione in Prima Lega.
Non era facile sopravvivere in un torneo che probabilmente era fuori dalle nostre possibilità. Ci riuscimmo per una stagione ma poi ci dovemmo arrendere. Ma fu comunque una grande avventura, di cui ancora oggi si parla. E quando torno in Valle a trovare i parenti di mia moglie, coloro che c’erano mi fanno ancora una gran festa. Sono ricordi indelebili. Come quelli che appartengono alla storia del Lugano, società alla quale approdai l’anno successivo. E per seguire gli allenamenti partivo da Bodio alle 17 in treno e tornavo alle 21. Da notare che lavoravo in fabbrica dalle 6 alle 14. Che tempi!
M.A.