LUGANO – 4 partite, 3 vittorie (con Ginevra, Kloten e sulla complicatissima pista di Rapperswil) e una sola sconfitta (a Zurigo, dove i bianconeri avrebbero meritato molto di più dello 0 in classifica). Ricordate il Lugano che fino a un paio di settimane fa prendeva uno schiaffo e andava immediatamente al tappeto? Bene, dimenticatelo perché quel Lugano – almeno per ora e per fortuna – non esiste più: quella ammirata nelle ultime quattro partite disputate è completamente un’altra squadra. Non perfetta, per carità, ma una squadra capace di sbagliare, di balbettare, di concedere anche qualche gol evitabile, ma in grado di reagire immediatamente con veemenza, grinta, voglia e cattiveria.
È vero che Krupp ha praticamente a disposizione l’intera rosa – Joly dovrebbe e potrebbe recuperare in vista del derby della Gottardo Arena di domani sera – ma anche la sfida di ieri contro i sangallesi è stata la fotografia di quanto sia cambiato il Lugano negli ultimi giorni: subìto lo 0-1 dopo 75”, dopo una dormita di squadra in boxplay, ecco la reazione da grande squadra che inizia a giocare e ribalta il risultato. Il powerplay fa cilecca nei 5’ inflitti a Jelovac e i Lakers subito dopo siglando il 2-3? Fa niente, in 82” Zanetti (!) e Zohorna siglano l’allungo decisivo.
E ora all’orizzonte ecco il derby di domani sera alla Gottardo Arena che potrebbe davvero essere uno spartiacque in vista delle restanti partite di regular season: in caso di vittoria bianconera la rincorsa ai playin riceverebbe davvero una spinta incredibile, sia a livello morale che a livello di punti (visto che il Rapperswil, a +3 sui bianconeri, sarà di scena a Zurigo e il Bienne, sempre a quota 57 punti, scenderà in pista a Berna), mentre in caso di successo leventinese nulla sarebbe compromesso ma lo stop potrebbe complicare i piani di risalita.
Resta il fatto che con l’arrivo dell’head coach tedesco dalle parti della Cornèr Arena il vento è cambiato, sia nello spirito sia nel gioco. Un gioco più verticale, più veloce, più incisivo che ha ridato linfa anche a giocatori fin qui sottotono. Tre nomi su tutti: Sekac, Zohorna e Carr, tornati a essere dei leoni, dei lottatori e dei finalizzatori di tutto rispetto. La domanda sorge spontanea: è tutto merito di Krupp, della sua idea di gioco e del suo modo di porsi nei confronti del gruppo o c’è dell’altro? Sappiamo che nello sport tutto può cambiare da un momento all’altro, ma il dubbio che con Gianinazzi si fosse rotto davvero qualcosa all’interno del gruppo e che la squadra remasse contro l’allenatore si fa sempre più insistente.