È un’iniziativa che nasce con l’obiettivo di garantire a bambine e bambini con disabilità la possibilità di partecipare a tutti i nostri progetti sportivi. Crediamo fermamente che lo sport debba essere un’esperienza accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni personali o dalle barriere che possono ostacolarne la pratica. Il Fondo Inclusione non è un progetto isolato, ma una risorsa che si affianca e si integra alla nostra attività consolidata, fornendo un supporto concreto per abbattere le barriere economiche, logistiche e organizzative che possono limitare la partecipazione di bambini con disabilità.
La realizzazione di questa bellissima idea, è vincolata alla ricerca dei fondi. Come vi siete mossi o come intendete muovervi?
Il Fondo si alimenterà attraverso diverse fonti: donazioni libere da privati e aziende, il supporto di enti comunali e del Cantone, oltre a due iniziative specifiche nella primavera del 2025. La prima sarà una cena di raccolta fondi, un’occasione per riunire sostenitori e partner in un evento solidale. La seconda, 'Un Passo per l’Inclusione', sarà un’iniziativa sportiva che coinvolgerà aziende del territorio sensibili al tema della salute e del benessere. Questo progetto permetterà di attivare la popolazione attraverso la corsa e la camminata, trasformando ogni chilometro percorso in un contributo concreto per l’inclusione.
Non è facile trovare appoggi in questo momento...
È vero, il contesto attuale non è semplice, ma ASA ha dimostrato negli anni di essere una realtà solida e concreta. Abbiamo sempre puntato sulla gradualità come elemento di forza: i nostri progetti e le risorse umane coinvolte sono cresciuti passo dopo passo, permettendoci di strutturarci in modo efficace e sostenibile. I nostri progetti sportivi esistono già e sono ben radicati sul territorio. Il Fondo Inclusione ASA rappresenta un’evoluzione naturale di questo percorso, un ulteriore passo avanti per garantire un accesso ancora più equo e inclusivo allo sport. Negli anni, ASA ha già accolto bambini con disabilità all’interno delle proprie attività, ma con l’ampliamento della nostra offerta e l’aumento delle opportunità sul territorio, siamo consapevoli di poter fare di più.
Abbattere le barriere economiche, sociali e organizzative: questo è una sorta di mantra di ASA.
Esatto, è il principio che guida il nostro lavoro. Rendere lo sport accessibile a tutti significa eliminare non solo le difficoltà economiche, ma anche gli ostacoli sociali e organizzativi che spesso impediscono ai bambini con disabilità di partecipare alle attività sportive. Per molte famiglie, la barriera economica riguarda il costo di una figura di supporto e l’intera organizzazione del processo di inclusione.
Avete contatti o lavorate insieme ad altri gruppi per questo progetto?
La realizzazione di questa bellissima idea, è vincolata alla ricerca dei fondi. Come vi siete mossi o come intendete muovervi?
Il Fondo si alimenterà attraverso diverse fonti: donazioni libere da privati e aziende, il supporto di enti comunali e del Cantone, oltre a due iniziative specifiche nella primavera del 2025. La prima sarà una cena di raccolta fondi, un’occasione per riunire sostenitori e partner in un evento solidale. La seconda, 'Un Passo per l’Inclusione', sarà un’iniziativa sportiva che coinvolgerà aziende del territorio sensibili al tema della salute e del benessere. Questo progetto permetterà di attivare la popolazione attraverso la corsa e la camminata, trasformando ogni chilometro percorso in un contributo concreto per l’inclusione.
Non è facile trovare appoggi in questo momento...
È vero, il contesto attuale non è semplice, ma ASA ha dimostrato negli anni di essere una realtà solida e concreta. Abbiamo sempre puntato sulla gradualità come elemento di forza: i nostri progetti e le risorse umane coinvolte sono cresciuti passo dopo passo, permettendoci di strutturarci in modo efficace e sostenibile. I nostri progetti sportivi esistono già e sono ben radicati sul territorio. Il Fondo Inclusione ASA rappresenta un’evoluzione naturale di questo percorso, un ulteriore passo avanti per garantire un accesso ancora più equo e inclusivo allo sport. Negli anni, ASA ha già accolto bambini con disabilità all’interno delle proprie attività, ma con l’ampliamento della nostra offerta e l’aumento delle opportunità sul territorio, siamo consapevoli di poter fare di più.
Abbattere le barriere economiche, sociali e organizzative: questo è una sorta di mantra di ASA.
Esatto, è il principio che guida il nostro lavoro. Rendere lo sport accessibile a tutti significa eliminare non solo le difficoltà economiche, ma anche gli ostacoli sociali e organizzativi che spesso impediscono ai bambini con disabilità di partecipare alle attività sportive. Per molte famiglie, la barriera economica riguarda il costo di una figura di supporto e l’intera organizzazione del processo di inclusione.
Avete contatti o lavorate insieme ad altri gruppi per questo progetto?
Sì, nel corso degli anni abbiamo costruito una rete di collaborazione con diverse associazioni del territorio che si occupano di disabilità. Alcune ci hanno dato consigli preziosi per migliorare l’inclusione nei nostri progetti sportivi, altre ci hanno segnalato bambini e famiglie che cercavano opportunità per praticare sport, mentre alcune hanno anche contribuito con piccoli sostegni. Crediamo fortemente che la rete sia fondamentale: nessuno può fare tutto da solo, e lavorare insieme ci permette di creare soluzioni più efficaci e sostenibili.
Lo Stato vi dà una mano?
Sì, negli ultimi anni abbiamo ricevuto un prezioso contributo dal Cantone, che ci ha permesso di accogliere alcuni bambini con disabilità alle nostre colonie estive dal 2020 al 2024. Questo supporto è stato importante, ma la nostra missione va oltre: vogliamo garantire l’inclusione non solo negli ASA Summer Camp, ma in tutti i nostri progetti sportivi durante l’anno, e aumentare il numero di bambini inclusi.
Ai camp saranno fianco a fianco ragazzi e bambini disabili con ragazzi e bambini normotipici. Una simbiosi che potrebbe produrre risultati sorprendenti.
Assolutamente sì. L’inclusione non è solo un’opportunità per i bambini con disabilità, ma un valore aggiunto per tutti coloro che partecipano ai nostri camp: bambini senza disabilità, monitori sportivi, organizzatori e famiglie. Per i bambini con disabilità, questa esperienza significa poter vivere lo sport in un contesto accogliente, sviluppare autonomie, stringere nuove amicizie e sentirsi parte di un gruppo. Ma l’impatto positivo è generale: tutti i bambini imparano l’empatia, la collaborazione e scoprono la ricchezza della diversità. Vivere fianco a fianco con compagni con abilità differenti aiuta a sviluppare una mentalità più aperta e inclusiva, valori che porteranno con sé per tutta la vita.
Anche per i monitori sportivi e gli organizzatori è un’occasione di crescita. Questa 'simbiosi', come giustamente viene definita, non è solo una bella idea, ma una realtà che porta benefici tangibili a tutti. E noi di ASA vogliamo continuare a promuoverla con il massimo impegno.
Elena, la vostra è una associazione che merita elogi e sostegno soprattutto per questo inedito progetto. Al motto di: rimuovere l'esclusione…
Questo concetto è alla base della nostra visione: non basta parlare di inclusione, bisogna agire concretamente per rimuovere ogni forma di esclusione che impedisce a tanti bambini di vivere lo sport come un diritto, e non come un’eccezione. Troppo spesso si considera l’inclusione come un gesto di integrazione verso chi è “diverso”, ma la realtà è un’altra: l’esclusione è ciò che crea la diversità, separando invece di unire. Noi di ASA crediamo che lo sport possa essere un motore di cambiamento sociale, capace di abbattere barriere fisiche, sociali e culturali.
MAURO ANTONINI
Lo Stato vi dà una mano?
Sì, negli ultimi anni abbiamo ricevuto un prezioso contributo dal Cantone, che ci ha permesso di accogliere alcuni bambini con disabilità alle nostre colonie estive dal 2020 al 2024. Questo supporto è stato importante, ma la nostra missione va oltre: vogliamo garantire l’inclusione non solo negli ASA Summer Camp, ma in tutti i nostri progetti sportivi durante l’anno, e aumentare il numero di bambini inclusi.
Ai camp saranno fianco a fianco ragazzi e bambini disabili con ragazzi e bambini normotipici. Una simbiosi che potrebbe produrre risultati sorprendenti.
Assolutamente sì. L’inclusione non è solo un’opportunità per i bambini con disabilità, ma un valore aggiunto per tutti coloro che partecipano ai nostri camp: bambini senza disabilità, monitori sportivi, organizzatori e famiglie. Per i bambini con disabilità, questa esperienza significa poter vivere lo sport in un contesto accogliente, sviluppare autonomie, stringere nuove amicizie e sentirsi parte di un gruppo. Ma l’impatto positivo è generale: tutti i bambini imparano l’empatia, la collaborazione e scoprono la ricchezza della diversità. Vivere fianco a fianco con compagni con abilità differenti aiuta a sviluppare una mentalità più aperta e inclusiva, valori che porteranno con sé per tutta la vita.
Anche per i monitori sportivi e gli organizzatori è un’occasione di crescita. Questa 'simbiosi', come giustamente viene definita, non è solo una bella idea, ma una realtà che porta benefici tangibili a tutti. E noi di ASA vogliamo continuare a promuoverla con il massimo impegno.
Elena, la vostra è una associazione che merita elogi e sostegno soprattutto per questo inedito progetto. Al motto di: rimuovere l'esclusione…
Questo concetto è alla base della nostra visione: non basta parlare di inclusione, bisogna agire concretamente per rimuovere ogni forma di esclusione che impedisce a tanti bambini di vivere lo sport come un diritto, e non come un’eccezione. Troppo spesso si considera l’inclusione come un gesto di integrazione verso chi è “diverso”, ma la realtà è un’altra: l’esclusione è ciò che crea la diversità, separando invece di unire. Noi di ASA crediamo che lo sport possa essere un motore di cambiamento sociale, capace di abbattere barriere fisiche, sociali e culturali.
MAURO ANTONINI