Sport, 03 aprile 2025

“La violenza si può battere solo se tutti collaborano”

Riccardo Valsangiacomo, presidente della Disciplinare e i recenti casi di intolleranza

LUGANO - I recenti brutti episodi di violenza hanno gettato nuove ombre sul calcio regionale e soprattutto sul nostro movimento giovanile: sembra che alla stupidità e all'intolleranza non ci sia mai fine. Ci si chiede allora cosa si possa fare per debellare questo fenomeno. Ne abbiamo parlato con Riccardo Valsangiacomo, presidente della Sezione Disciplinare della Federazione Ticinese Calcio. 


Presidente: la violenza nel calcio regionale è ormai diventato un caso di cronaca costante. Si parla, si scrive, si fanno piani di prevenzione ma alla fine poco o nulla cambia. Qual è la sua opinione al riguardo?
Non ritengo che di casi particolarmente gravi ce ne siano molti. Chiaro, succedono, ma per fortuna sono rari. Diciamo che le situazioni gravi non sono una buona pubblicità per tutto il movimento calcistico nella nostra regione. Uno dei problemi è che certi episodi possono far passare la voglia ai nostri giovani di iniziare a praticare questa bellissima disciplina, senza dimenticare che la violenza non invoglia altri ragazzi ad intraprendere l'attività di arbitro. 


La federazione spesso è nel mirino della critica ma la sua posizione non è certo facile. Cosa fare per uscire da questa situazione? 
Le critiche che ci arrivano ci spronano ad impegnarci ancora di più. La FTC non sta con le mani in mano. In particolare la sezione tecnica della federazione da alcuni anni ha creato un gruppo di 'osservatori fairplay' che settimanalmente osservano partite di tutte le categorie sensibilizzando giocatori e allenatori. Questa presenza è molto importante, ma chiaramente non possiamo essere su ogni campo. Non va inoltre dimenticato l'impegno di dirigenti e allenatori che ci danno un grande aiuto nel far passare messaggi positivi all'interno dei propri club. Non è facile ma collaborando assieme i risultati arrivano.


Quali sono, secondo lei, i motivi che scatenano l’ondata di intolleranza e violenza?
Non so cosa ci possa essere dietro gravi fatti di violenza fisica o verbale. E' la famosa domanda da un milione di franchi. Molto spesso sono eventi improvvisi, che non possono essere evitati perchè nessuno se li aspetta. Probabilmente chi dice che la violenza in campo e fuori è lo specchio della società non ha tutti i torti. 


Il calcio giovanile viene toccato molto spesso da questo fenomeno. 
Come detto prima i casi estremi sono rari, sia tra gli adulti che tra i giovani. Quello che a me preoccupa nel calcio giovanile è la violenza verbale. Insultare un avversario per il colore della pelle non è cosi raro. Non sempre gli arbitri sentono questi insulti e per noi è difficile intervenire. Ma spesso sui campi sento linguaggi inappropriati e provocazioni inutili. 


Può dirci qualcosa anche sul recentissimo caso che ha coinvolto le squadre giovanili di Rapid e San Zeno? 
Questo è un caso fresco e vi è ancora la possibilità di ricorrere contro la decisione. Nel caso in questione, ma pure in generale, come sezione disciplinare evitiamo commenti su casi singoli.


La mancanza di rispetto sui campi riguarda allenatori, giocatori, genitori. Insomma: tutti nello stesso calderone... 
I genitori dovrebbero semplicemente fare il tifo per i propri ragazzi, lasciando all'allenatore il compito di allenare e ai ragazzi il diritto di divertirsi senza pressioni. Tutti vorrebbero avere in casa un futuro Leo Messi, ma l'importante per i nostri giovani è il potersi esprimere liberamente, se poi arriva il grande campione va benissimo, ma senza forzature.


E gli arbitri spesso sono presi di mira. Cosa fate in questo senso?
La commissione arbitri fa un lavoro immenso. I nostri direttori di gara vengono formati e seguiti regolarmente. Ma anche qui non è semplice. Dalle nostre giacchette nere si pretende sempre che non facciano errori, ma purtroppo non sono infallibili. A livello giovanile abbiamo spesso in campo arbitri giovani e con poca esperienza, anche loro hanno il diritto di sbagliare. Sentire genitori che li insultano fa molto male. Questi episodi fanno passare la voglia di continuare ai giovani… 


Le decisioni da voi prese sono dure. Ma la lezione è difficile da imparare. Non c'è un pò di frustrazione? 
A me non piace parlare di sanzioni dure o esemplari. Io desidero solo che le nostre decisioni siano giuste. No, non siamo frustrati, ma sicuramente certi eventi ti mettono l'amaro in bocca. 


Anche la stampa ha le sue responsabilità: non si dovrebbe dare meno importanza a questi campionati e dedicargli meno spazio. Che ne dice? 
I mass media fanno il loro lavoro, a volte molto bene, altre meno. Sono come gli arbitri, categoria che non sempre fa l'unanimità. Credo che sia giusto commentare quando succedono episodi spiacevoli, ma sarebbe auspicabile maggiore interesse al bello che il calcio ci offre.


In conclusione...
Ogni settimana si giocano circa 250 partite sui campi ticinesi e della Mesolcina. Fortunatamente i casi estremamente gravi sono rari, ma non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando di calcio amatoriale. Tutti vogliono vincere, ci mancherebbe, ma c'è un limite a tutto. Ricordo che al termine di una finale di Coppa Seniori, durante la premiazione, anzichè complimentarmi con i giocatori gli ho resi attenti che molti di loro avevano a bordo campo i propri figli ai quali non hanno dato un buon esempio di sportività. I nostri ragazzi hanno bisogno di esempi positivi.

MDD

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