Le autorità italiane non mollano la presa su Crans-Montana. Nonostante che il Ministero pubblico del Vallese aveva accettato di fare alcune concessioni, accettando di incontrare i procuratori italiani nell'ambito delle indagini sull'incendio che ha causato 41 vittime la notte di Capodanno a Crans-Montana e li ha in seguito invitati per prendere conoscenza sullo stato delle indagini, questo non è bastato ad allentare la tensione.
Venerdì mattina, l'Ambasciata d'Italia in Svizzera ha infatti gettato benzina sul fuoco con un tweet in cui deplorava la mancanza di cooperazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi. Il tweet sottolineava che, tra il 2020 e il 2025, ci non state non meno di 15 squadre investigative comuni tra Italia e Svizzera. "Perché l'inchiesta sulla strage di Crans-Montana è stata respinta dall'Ufficio federale di giustizia alla Procura di Roma il 19 febbraio?" Il malessere è palpabile e i dubbi sulla capacità della procura vallesana di gestire con successo il caso stanno crescendo.
In seguito alla liberazione del proprietario del bar Constellation Jacques Moretti, il governo italiano ha deciso di richiamare a Roma l'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Per i media italiani come il "Corriere della Sera", si è trattato di una "misura diplomatica severa" volta a esprimere l'insoddisfazione dell'Italia per il modo in cui vengono condotte le indagini.
Questo malcontento rimane evidente. Il fatto che l'ambasciatore italiano non sia tornato nel suo ufficio a Berna non è l'unica prova. Anche la pressione sui media e sui social network rimane intensa. Ufficialmente, la Svizzera ha finora rifiutato di cedere alle pressioni di Roma, affermando di essere particolarmente sorpresa dalla posizione del suo vicino. Il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, ha chiarito al governo italiano che in Svizzera vige la separazione dei poteri. Le indagini sono di competenza della magistratura. Ma per quanto tempo il Vallese resisterà a questa pressione?





