RSI - HelvEthica chiede ai cittadini: «Sei soddisfatto del pluralismo dell’informazione offerto dalla RSI?» e soprattutto se l’informazione proposta sia «realmente imparziale, capace di presentare i temi in modo completo, critico e a 360 gradi, soprattutto su questioni controverse». Una serie di interrogativi che toccano il cuore del ruolo del servizio pubblico e del suo rapporto con chi lo finanzia, ovvero i contribuenti. Il riferimento è all’offerta informativa della RSI, chiamata a rappresentare l’intero spettro delle sensibilità del Paese.
«Pensi che un servizio pubblico finanziato obbligatoriamente debba rappresentare tutte le sensibilità della popolazione, o solo alcune?» chiede ancora HelvEthica. E la domanda diventa ancora più scomoda quando si entra nel merito dei costi: «Ritieni giusto che chi non usufruisce dei servizi della RSI debba comunque pagare il canone?».
C’è infine il tema della doppia imposizione familiare. HelvEthica mette il dito nella piaga chiedendo se sia «ragionevole che il canone sia preteso anche per i figli che, per motivi di studio, vivono in un’altra città ma sono ancora a carico dei genitori», generando «una doppia o tripla imposizione di fatto per una stessa famiglia».
La conclusione dell’associazione è netta: «Se si risponde a queste domande in modo onesto, la posizione sul canone – e sulla sua riduzione – diventa evidente». E chiarisce: «La riduzione del canone non è un attacco al servizio pubblico, ma una richiesta di proporzionalità, equità e responsabilità verso chi lo finanzia».





