L’abolizione dei livelli A e B alle medie torna al centro del dibattito politico ticinese. Dopo due anni di sperimentazione in sei sedi scolastiche, il Consiglio di Stato ha presentato il messaggio per estendere il modello a tutto il Cantone. A regime, l’operazione comporterebbe un costo annuo supplementare di 9,3 milioni di franchi.
Per Andrea Sanvido, vice-capogruppo della Lega in Gran Consiglio, è difficile non leggere questa mossa come “un tentativo di riproporre, sotto altra forma, una riforma che i ticinesi hanno già chiaramente respinto con il voto”. Il riferimento è al settembre 2018, quando il popolo aveva bocciato “La scuola che verrà”, che puntava proprio sul superamento dei livelli.
Sanvido contesta anche la base sperimentale scelta dal DECS. “Due anni di sperimentazione in sole sei sedi scolastiche rappresentano un campione limitato, difficilmente sufficiente per trarre conclusioni solide e generalizzabili sull’intero sistema scolastico”, osserva. Il timore è che la cancellazione della differenziazione porti a un “appiattimento generale”, penalizzando sia gli allievi più portati sul piano scolastico sia quelli con attitudini più pratiche.
Sul tavolo c’è poi il nodo finanziario. “Un aumento strutturale di oltre 9 milioni di franchi all’anno solleva interrogativi importanti”, sottolinea l’esponente leghista, ricordando che al Cantone viene chiesto di contenere la spesa pubblica. Prima di impegnare nuove risorse, secondo Sanvido, servirebbero benefici concreti e duraturi, che oggi restano tutti da dimostrare.
Andrea Sanvido, vice-capogruppo LEGA in GC






