Il caso Fiorenzo Dadò entra in una nuova fase. Il Ministero pubblico ha emanato un decreto d’accusa per falsa testimonianza in relazione alle dichiarazioni rese al Procuratore generale. La pena proposta è di 120 aliquote giornaliere da 200 franchi (sospese), più una multa e le spese. Il diretto interessato potrebbe fare opposizione, aprendo così la strada a un eventuale processo.
Sul piano politico, le reazioni non si fanno attendere. Lorenzo Quadri attacca frontalmente: “Se nei confronti di un esponente leghista fosse stata emessa la medesima sentenza, Dadò starebbe già strillando al massimo dei decibel, pretendendo dimissioni immediate e calando lezioncine morali”.
Quadri rincara: “Invece, Dadò addirittura si vanta del proprio operato, e i soldatini centristi corrono in suo soccorso, per cieca obbedienza al capo”. E cita anche il vicepresidente del partito: “Fiorenzo Dadò paga ingiustamente (!) per aver protetto le fonti”. Una lettura che il consigliere nazionale respinge con durezza.
La linea è netta: “La realtà è semplice: un presidente di partito e presidente della Commissione giustizia e diritti (!) che mente sotto giuramento davanti al Procuratore generale è indifendibile”. Resta ora da vedere se Dadò contesterà il decreto: in tal caso, la vicenda approderà davanti a un tribunale.






