Ticino, 21 maggio 2026

Inerti, il Ticino dipende dall’estero: 40’000 camion all’anno sulle nostre strade

Interrogazione di Sara Beretta Piccoli: importazioni massicce dall’Italia, traffico pesante, CO₂ e filiera locale poco valorizzata

Il Ticino importa ogni anno quantità enormi di inerti naturali, in particolare sabbia e ghiaia, soprattutto dall’Italia. Un flusso che secondo l’interrogazione presentata da Sara Beretta Piccoli (PVL) raggiunge circa 1 milione di tonnellate annue, con un impatto logistico stimato in oltre 40’000 camion all’anno, più di 200 mezzi pesanti al giorno lavorativo e fino a 8’000 tonnellate di CO₂ generate dal solo trasporto transfrontaliero.
 

Il tema non è marginale. Gli inerti sono una materia prima fondamentale per l’edilizia e quindi per un settore economico strategico. Se il Cantone dipende in modo strutturale dall’estero per approvvigionarsi, la questione non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’autonomia del territorio, la sicurezza dell’approvvigionamento, il traffico pesante sulle strade e la tenuta delle infrastrutture.
 

L’interrogazione mette il dito su una contraddizione evidente: il Ticino importa grandi quantità di materiale dall’estero, mentre sul territorio cantonale esisterebbero cave con materiale potenzialmente idoneo all’edilizia, ma non valorizzato in misura sufficiente. Il risultato è un sistema che da un lato scarica altrove parte degli impatti legati all’estrazione, dall’altro concentra in Ticino camion, emissioni, rumore e usura delle strade.
 

La deputata richiama anche gli obiettivi fissati già nel 2008 dal Dipartimento del territorio. Allora uno schema previsionale indicava importazioni di circa 1,2 milioni di tonnellate annue e fissava per il 2020 un obiettivo ideale di riduzione a circa 720’000 tonnellate. Una traiettoria che avrebbe dovuto puntare su riciclaggio, materiali secondari e minore dipendenza dall’importazione. Secondo l’interrogazione, invece, oggi le importazioni reali si situerebbero addirittura attorno a 2 milioni di tonnellate annue, ben oltre l’obiettivo indicato oltre quindici anni fa.
 


 

Da qui la serie di domande al Consiglio di Stato. Il Governo viene chiamato a confermare i quantitativi indicati nel Piano di gestione dei rifiuti 2026-2030, a chiarire se esista una valutazione ufficiale delle emissioni di CO₂ prodotte dal trasporto degli inerti e a spiegare in che misura questo modello sia compatibile con gli obiettivi climatici cantonali e federali.
 

Non manca il tema della dipendenza dall’estero. Il modello attuale presuppone rapporti transfrontalieri stabili e una disponibilità costante di risorse oltre confine. Ma basta un cambiamento normativo, politico o economico per rendere più fragile l’intera filiera. Per questo l’interrogazione chiede anche quali scenari siano stati elaborati nel caso di limitazioni future dei flussi transfrontalieri.
 

Un altro punto riguarda il riciclaggio. Il PGR 2026-2030 punta ad aumentare il tasso di riciclaggio oltre l’80%, ma la deputata chiede come verranno monitorati concretamente questi obiettivi e quali indicatori saranno utilizzati, oltre al semplice tonnellaggio, per valutare l’efficacia delle politiche pubbliche anche sul piano delle emissioni legate ai trasporti.
 

Sul tavolo finisce anche il ruolo della ferrovia. Tra le domande al Governo figura infatti la possibilità di promuovere nuovamente alternative al trasporto su gomma per il movimento transfrontaliero di inerti, laddove tecnicamente possibile. Una questione concreta, visto che il traffico pesante resta uno dei nodi più visibili e più contestati del sistema attuale.
 

Infine, l’interrogazione solleva il tema economico e occupazionale. Si chiede al Consiglio di Stato quanti frantoi e impianti di lavorazione degli inerti fossero attivi in Ticino negli ultimi 20-30 anni, quanti siano ancora operativi oggi, quali siano state le cause delle eventuali chiusure e quale impatto abbiano avuto queste dinamiche sulle cave, sulle aziende e sui posti di lavoro del settore.
 

La domanda politica, alla fine, è semplice: il Ticino vuole continuare a importare materiale dall’estero, esportare macerie e affidarsi a decine di migliaia di camion all’anno, oppure intende costruire una filiera più locale, più controllabile e meno dipendente da decisioni prese oltre confine?
 

Fonte:
Interrogazione di Sara Beretta Piccoli (PVL), 15 maggio 2026 / imagine AI

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