Il G7 torna a Évian-les-Bains dal 15 al 17 giugno 2026. Formalmente il vertice è francese. Nella pratica, però, una parte importante del conto rischia di finire sulle spalle dei contribuenti svizzeri. La località scelta da Emmanuel Macron si trova a pochi chilometri dal confine e dall’altra parte del Lemano ci sono Ginevra, il Canton Vaud e il Vallese: tre territori che dovranno blindarsi per un evento deciso a Parigi.
Il precedente non è rassicurante. Nel 2003, quando Évian ospitò il G8, le proteste si spostarono in larga misura anche su suolo svizzero. Ginevra e Losanna furono confrontate con manifestazioni di massa, scontri, vandalismi, vetrine infrante, danni materiali e un pesante dispositivo di polizia. Ventitré anni dopo, il contesto è ancora più delicato: tensioni internazionali, mobilitazioni ideologiche permanenti e gruppi di estrema sinistra pronti a trasformare ogni vertice internazionale in un’occasione di caos.
A rendere il quadro ancora più concreto ci sono i numeri. Per il G7 di Évian la Svizzera mobiliterà fino a 4’000 militari sul proprio territorio, a sostegno dei Cantoni interessati. Le misure riguardano in particolare la sorveglianza del confine, la protezione delle infrastrutture sensibili, l’aeroporto di Ginevra, il lago e lo spazio aereo. La Confederazione ha inoltre confermato che coprirà l’80% dei costi delle misure di sicurezza sostenute da Ginevra, Vaud e Vallese.
Il conto stimato è pesante: circa 25 milioni di franchi. Secondo le cifre circolate, Ginevra dovrebbe sopportare la quota principale, attorno ai 17,5 milioni, il Canton Vaud circa 5 milioni e il Vallese circa 1 milione. Se Berna ne coprirà l’80%, significa che almeno 20 milioni finiranno a carico dell’insieme dei contribuenti svizzeri. Non per un vertice organizzato dalla Svizzera, ma per un evento francese piazzato a ridosso del nostro confine.
Da qui l’interpellanza depositata dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri. Le domande al Consiglio federale sono dirette: come valuta Berna il flusso di informazioni con la Francia? Quando e come sono state coinvolte le autorità svizzere? Quali rischi si attendono sul territorio elvetico? E, soprattutto, come intende la Confederazione recuperare dalla Francia i costi che dovrà assumersi?
Il tema politico è chiaro. La Svizzera non può diventare il parcheggio logistico, securitario e finanziario delle scelte francesi. Se Parigi organizza il G7 a Évian, deve assumersi anche le conseguenze concrete della propria decisione. Quadri mette sul tavolo anche ipotesi pesanti: blocco dei ristorni dei frontalieri, decurtazione dei contributi di coesione all’UE o altre forme di compensazione. Una cosa è certa: i cittadini svizzeri non possono essere chiamati a pagare in silenzio il conto del G7 di Macron.





