Il Ticino investe nella formazione dei propri giovani. Scuole, apprendistati, percorsi professionali e universitari formano ogni anno ragazzi preparati e competenti. Eppure, troppo spesso, questi giovani finiscono per lasciare il Cantone. Non perché manchi l’attaccamento al territorio. Molti vorrebbero restare, costruire qui il proprio futuro e vivere vicino alle proprie famiglie.
Il problema è che mancano opportunità sufficientemente attrattive. Salari bassi, costo della vita elevato, precarietà e difficoltà nel trovare impieghi qualificati spingono sempre più giovani a guardare altrove. E questo riguarda soprattutto le regioni periferiche, dove senza lavoro, infrastrutture moderne e prospettive concrete diventa inevitabile spostarsi verso i grandi centri o fuori Cantone.
Ed è qui che emerge una domanda fondamentale: quale futuro sta costruendo oggi il Ticino per le nuove generazioni? Perché non basta parlare genericamente di sostegno ai giovani. Serve una strategia concreta che colleghi meglio formazione, economia e mondo del lavoro.
Negli ultimi anni il Dipartimento dell’educazione guidato dalla Consigliera di Stato Marina Carobbio ha spesso posto l’accento su temi scolastici importanti. Ma oggi molti cittadini iniziano a chiedersi se il sistema stia davvero preparando i giovani alla realtà professionale che li aspetta fuori dalle aule. Il rischio infatti è quello di continuare a indirizzare troppi ragazzi verso percorsi teorici senza creare parallelamente sufficienti opportunità professionali sul territorio.
Anche il ruolo degli Uffici regionali di collocamento meriterebbe una riflessione più ampia. Ed è giusto riconoscere anche il ruolo fondamentale dei docenti, che oggi si trovano sempre più spesso confrontati con carichi amministrativi, formulari, scartoffie e richieste burocratiche che rischiano di togliere tempo proprio a ciò che dovrebbe restare centrale: accompagnare davvero i giovani nella loro crescita.
La scuola moderna non può limitarsi soltanto alla trasmissione teorica delle nozioni. Serve investire maggiormente nelle imprese locali, nell’innovazione, nella digitalizzazione e nelle nuove professioni. Perché un Cantone che forma i propri giovani ma poi li perde rischia lentamente di perdere anche il proprio futuro.
Patrizio Farei, Municipale di Faido





