Svizzera, 19 agosto 2026

Bilaterali III, una commissione vuole una tassa sull'immigrazione

La questione dell'immigrazione ritorna ad essere discussa a Berna, questa volta nell'ambito degli accordi detti Bilaterali III. La commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-E) ha infatti concluso l'esame delle modifiche alla legge sugli stranieri e l'integrazione (LStrI ) sostenendo in linea di principio il progetto del Consiglio federale, ma vorrebbe aggiungere una tassa legata all'immigrazione, ha detto martedì.

Questa tassa, approvata con 7 voti favorevoli, 0 contrari (e 6 astensioni), potrebbe essere attivata con la clausola di salvaguardia. Per i cittadini UE impegnati in un lavoro retribuito, l'importo verrebbe pagato dal datore di lavoro. Ne sarebbero interessati anche gli adulti che arrivano in Svizzera nell’ambito del ricongiungimento familiare.

Il CIP-E si dice convinto che la tassa sull'immigrazione “incoraggerà lo sfruttamento del potenziale lavorativo indigeno” e che le sue entrate devono anche essere ridistribuite alla popolazione. La tassa dovrebbe applicarsi anche ai cittadini di paesi terzi una volta attivata la clausola di salvaguardia.



La Commissione vuole inoltre evitare che la clausola di salvaguardia rimanga uno strumento dormiente e ha deciso all'unanimità di incaricare il Consiglio federale di verificare ogni anno se la Svizzera si trova ad affrontare "gravi difficoltà economiche o sociali" legate alla libera circolazione e se è necessario adottare misure.

Il CIP-E intende inoltre rafforzare i controlli durante le procedure autorizzative e dichiarative. Le autorità dovrebbero verificare sistematicamente se un cittadino dell’UE rappresenta una minaccia per la sicurezza, l’ordine o la salute pubblica e per i cittadini di paesi terzi dovrebbe essere richiesto un estratto del casellario giudiziale del paese di origine o di residenza. Se viene identificata una minaccia, il diritto di soggiorno potrebbe essere rifiutato o limitato.

La Commissione vuole anche rafforzare il controllo sulle condizioni di soggiorno dei cittadini dell'UE. Le autorità dovrebbero in particolare verificare con maggiore attenzione le situazioni in cui una persona svolge un'attività considerata meramente marginale o accessoria.

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