Mondo, 23 giugno 2018

Il Sudafrica dichiara guerra ai bianchi

In un contesto di crescenti violenze nei confronti della minoranza bianca, e nel silenzio quasi totale dei media e della comunità internazionale, il parlamento sudafricano ha votato una mozione del partito comunista volto a esproriare i terreni di proprietà dei bianchi per trasferirli a membri della maggioranza nera. 
Il Sudafrica post-Apartheid di Nelson Mandela è da sempre dipinto come un trionfo del multiculturalismo, dove razze ed etnie diverse convivono pacificamente senza particolari conflitti. Ma è davvero così? In realtà, sin dall’instaurazione del primo governo del ANC (African National Congress, il partito di Nelson Mandela) i bianchi sono diventati bersaglio di persecuzioni praticamente ignorate dal resto del mondo, in particolare la comunità boera che abita nell’entroterra (i boeri sono i discendenti dei primi coloni olandesi e parlano Afrikans, mentre le coste sono abitate perlopiù da discendenti dei britannici e sono per la maggior parte anglofoni). 

Nelle città i bianchi non possono praticamente mostrarsi in pubblico dopo il tramonto se non in determinate vie particolarmente illuminate e trafficate e abitano in prevalenza in quartieri con case che assomigliano a fortini, con mura, filo spinato e telecamere che ricordano tra l’altro i quartieri bianchi di paesi come il Brasile, l’Argentina o certe città americane, le cosiddette “gated community”. 
Ma particolarmente grave è la situazione per i bianchi che abitano in campagna, dove si sono formate nel frattempo delle comunità rurali costrette ad abitare in piccole cittadine con tanto di mura e checkpoint. Fonti parlano di oltre 70’000 bianchi uccisi nel Sudafrica post-Apartheid, senza contare rapine, stupri e altre violenze. A ciò si aggiunge la discriminazione economica che
i bianchi devono subire, essendo sistematicamente scartati quando cercano lavoro, in particolare nei posti pubblici, oppure ancora devono fare a meno di servizi essenziali come l’acqua corrente o l’elettricità, sia a causa di una scelta volontaria delle autorità o a causa della corruzione e dell’inefficienza delle stesse. 

Non dovrebbe quindi stupire se uno dei canti più popolari fra i neri sudafricani e in particolare l’ANC, il partito al governo, si intitoli “Kill the boer” (“uccidi il boero”, inteso anche come uccidi il bianco), canzone che, come possiamo facilmente trovare su Internet, viene cantata in pubblico anche da massimi esponenti politici come il recentemente deposto presidente Zuma (https://www.youtube.com/watch?v=Cb3MLHblnbQ ) o ancora lo stesso Mandela (https://www.youtube.com/watch?v=NKiePbTcAfY ). 
E se Zuma non si possa certo definire un amico dei bianchi, dalla sua deposizione il 14 febbraio scorso, rimpiazzato da Cyril Ramaphosa, la situazione per la minoranza bianca sembra essere ancora peggiorata. 

Il parlamento sudafricano ha infatti approvato giovedì scorso una mozione del partito comunista sudafricano EFF (Economic Freedom Fighters) volto a espropriare i terreni appartenenti ai bianchi (https://af.reuters.com/article/africaTe ... B23N-OZATP . È quindi immaginabile che la situazione per i bianchi in Sudafrica, in contrasto con l’immagine di un armonioso multiculturalismo come da tempo ci presentano i media, non farà altro che peggiorare, e questo nel silenzio quasi completo della comunità internazionale e dei media occidentali.

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