È stata inasprita in appello la condanna di un pedofilo di 30 anni che aveva aggredito sessualmente diverse minorenni. Il tribunale cantonale di Zurigo ha aumentato la pena detentiva dai nove anni iniziali portandola a undici anni e otto mesi.
La corte ha quindi dato quasi del tutto seguito alle richieste dell'ufficio del pubblico ministero, che chiedeva dodici anni di reclusione. I fatti sono pesanti e scioccanti, ha detto il giudice. Le vittime non solo sono state ferite fisicamente, ma anche psicologicamente. L'aumento della pena è quindi giustificato.
L'uomo ammette di aver abusato di diverse ragazze, ma respinge l'accusa di atti sessuali commessi contro persone incapaci di discernimento o resistenza.
Il 30enne, cittadino svizzero, nega inoltre di aver violentato una ragazza di sedici anni sostenendo che fosse consenziente. La giovane oggi soffre di stress post-traumatico ed è già stata ricoverata diversi mesi in una clinica psichiatrica. La corte ha giudicato la ragazza credibile. "Nel tuo caso, tuttavia, abbiamo dei dubbi", ha detto il giudice all'accusato.
Nel corso del processo il trentenne ha descritto gli abusi commessi come il più grande errore della sua vita. Si dice consapevole che potrebbe aver distrutto la vita di queste ragazze, ma che nel periodo in cui sono avvenuti i fatti non si rendeva conto delle conseguenze delle sue azioni perché fumava molta cannabis. Assicura che non lo farà più. Un rapporto terapeutico risalente